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  Lo scandalo sono i media
20 giugno 2000

"Il fatto non sussiste”. La formula con cui Silvio Berlusconi e Cesare Previti sono stati prosciolti dall’accusa di aver corrotto i magistrati del lodo Mondadori chiude una clamorosa vicenda giudiziaria ma apre una questione che non potrà non essere altrettanto clamorosa. Si tratta di quella dell’informazione nel nostro paese. In particolare di quella del circo mediatico-giudiziario che nel corso degli anni ‘90 ha prodotto, sostenuto ed applicato i teoremi politico-criminali che, uno alla volta, si stanno sistematicamente sbriciolando. I proscioglimenti e le assoluzioni a raffica producono l’automatico smantellamento della parte giudiziaria del famoso circo. In particolare dei tanti castelli di carte costruiti ad arte da quelle Procure eccellenti che per un lungo periodo hanno preteso non solo di riscrivere la storia del nostro paese ma anche di esserne i protagonisti principali. Ma scoprire che a Berlino c’è più di un giudice deciso ad applicare la legge a dispetto di ogni strumentalizzazione politica non è sufficiente a chiudere la partita. Le sentenze correggono le inchieste giudiziarie distorte. 

Ma chi può correggere un sistema informativo che fino ad ora ha prodotto mostri e criminali al servizio di precisi interessi politici? E come impedire che la mancata correzione possa mettere in condizione la stessa struttura di riprodurre in futuro nuovi mostri e nuovi criminali di nuovo al servizio degli identici (o di altri) interessi politici? Nessuno pretende impossibili censure retroattive, punizioni esemplari o, peggio ancora, le solite tardive dichiarazioni di autocritica e di pentimento da parte dei responsabili di anni ed anni di persecuzione mediatica. Ma la questione generale delle storture antidemocratiche che hanno caratterizzato l’informazione nel nostro paese nell’ultimo decennio va comunque sollevata. Sia per spingere l’opinione pubblica a rendersi finalmente conto che senza una informazione corretta e pluralista qualsiasi sistema democratico si trasforma in una mostruosa macchina di sopraffazione. Sia per costringere quelli che lavorano nel mondo dell’informazione ad aprire una discussione interna per capire quali siano state le cause delle degenerazioni e quali le soluzioni per eliminarle una volta per tutte. 

Si tratta, in sostanza, di incominciare a scavare sulla parte mediatica del circo. E di farlo con la ferma consapevolezza che se non si scioglie il nodo dell’informazione omologata e distorta non c’è riforma elettorale che tenga. Il paese rischia di rimanere un terreno di conquista per qualsiasi tentativo eversivo od autoritario compiuto nel rispetto formale della legge e con il sostegno di una ben orchestrata fabbrica del consenso. Non si tratta di una impresa facile. Sia perché è difficile rompere abitudini e metodi ormai radicati in una categoria giornalistica in gran parte educata ed allevata agli schemi manichei della sinistra più intollerante. Sia perché i grandi gruppi proprietari dei media non hanno alcun interesse ad avere una stampa libera e pluralista. Ma se si vuole sul serio cambiare il paese non c’è altra strada che quella dello smantellamento della parte mediatica del circo perverso degli anni ‘90. Facciamo in modo che a Berlino non ci siano solo dei giudici ma anche dei giornalisti.