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  Gli esami al posto dell’epurazione
23 giugno 2000

Non è tempo di epurazioni o di liste di proscrizione. Non lo è adesso e non lo potrà e dovrà essere in futuro. La polemica scoppiata dopo la dilettantesca sortita di un collaboratore di “destra.it” va opportunamente colta dal Polo per sottolineare e ribadire questa precisa intenzione. La vendetta sarà pure un piatto che si mangia freddo ma non può diventare un tratto caratterizzante di un eventuale programma di governo. Anche perché qualsiasi programma di governo che si fondasse su propositi di vendetta rispetto alla gestione del potere del centro sinistra sarebbe viziato in partenza e conterebbe i germi della sua irrealizzabilità e dissoluzione.

Molti, e nello stesso centro destra, pensano che proclamare per tempo un impegno del genere sia una operazione semplicemente furbesca. Altri la considerano una sorta di cedimento al buonismo ipocrita ed imperante imposto dalla cultura egemonia dei post-comunisti. Ma chi pensa di fare il furbo od il buonista sbaglia di grosso. Impegnarsi a non consumare vendette deve costituire una precisa scelta ideologica e programmatica. Non in nome di un generico e fasullo “volemose bene” ma per dare un segnale di grande ed irreversibile cambiamento rispetto alla sinistra ed alla cultura manichea, intollerante ed autoritaria che ha espresso nel corso della storia repubblicana. Per molto tempo si è parlato invano di pacificazione nazionale. E dell’esigenza di trasformare un paese segnato dalle emergenze continue in un paese “normale”. 

Ma tutti i buoni propositi si sono infranti contro l’irrinunciabile tendenza della sinistra a negare ogni possibile forma di pacificazione nazionale ed a proseguire, nelle forme e nei modi adeguati ai tempi ed ai diversi nemici del momento, la propria ed eterna guerra civile. Se una volta al governo il centro destra scegliesse la strada della vendetta, delle epurazioni e delle liste di proscrizione, compirebbe un clamoroso errore. Si piegherebbe alla logica dei propri avversari accettando di allungare all’infinito la guerra civile su cui la sinistra legittima la propria esistenza. E rinuncerebbe a compiere la prima e più grande riforma che il paese pretenderebbe da un centro destra divenuto forza di governo. Quella della instaurazione di un clima politico e sociale nuovo e diverso rispetto alle atmosfere ferocemente cupe e fratricide dei cinquantacinque anni di Italia repubblicana.

Se l’attuale opposizione vuole diventare la futura maggioranza, quindi, deve evitare un errore così marchiano. Ma deve anche porsi il problema di come evitare che l’impegno a non perseguire la vendetta si risolva in un sostanziale rafforzamento delle posizioni di potere conquistate nel corso degli anni dalla sinistra. Che fare, ad esempio, in quella Rai che l’insospettabile Biagio Agnes ha definito vergognosamente e totalmente occupata dalla sinistra? Chi oggi lancia allarmi preventivi contro i presunti epuratori del Polo punta, in realtà, a conservare inalterata l’attuale occupazione e tutti i propri privilegi. Nessuna vendetta epurativa, quindi, ma nemmeno la passiva conservazione dell’esistente in omaggio al principio che i privilegi degli uomini della sinistra sono e debbono restare intangibili. L’alternativa ai due eccessi è una sola. Quella dell’applicazione dei criteri di merito e di professionalità. Ovviamente nei confronti di tutti. E dopo aver eliminato l’indegno postulato secondo cui solo a sinistra ci sono i professionisti meritevoli e capaci. Nessuna vendetta, quindi. Solo esami. Che non finiscono mai ed alle volte possono anche riguardare chi ne è stato fino ad ora esente.