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La clemenza
bipartisan 27 giugno 2000 Il principale interrogativo di questo inizio d’estate riguarda l’amnistia. Il Parlamento sarà in grado di varare entro il mese di luglio il provvedimento di clemenza sollecitato nell’anno del Giubileo da Giovanni Paolo II? Gli ottimisti sono convinti che il Papa farà comunque il miracolo. Anche se i tempi sono stretti e le forze politiche, soprattutto quelle della maggioranza, non sono affatto d’accordo, molti credono che basterà un’ulteriore accelerazione del Vaticano per determinare alla Camera ed al Senato la maggioranza di due terzi in grado di approvare l’amnistia e l’indulto. Chi tende a non sovraccaricare di impegni la Divina Provvidenza e Giovanni Paolo II, non condivide affatto questo ottimismo. E calcola che esiste solo una possibilità su mille di varare entro il prossimo mese la misura di clemenza attesa nelle carceri e nell’intero paese. In condizioni politiche normali questa unica ed esilissima possibilità dovrebbe dipendere dal grado di compattezza della maggioranza di governo. Una coalizione forte e coesa non avrebbe alcuna difficoltà a coagulare attorno ad una iniziativa sollecitata dalla massima autorità morale e religiosa mondiale il largo consenso parlamentare richiesto dalla legge. Tanto più che gran parte dell’opposizione condivide in pieno la richiesta d’amnistia giubilare avanzata dai vescovi italiani. Ed anche la parte più riottosa sembra assolutamente disponibile a trovare un modo per far passare la tanto sollecitata ed attesa amnistia. Ma il problema è che la maggioranza non è affatto forte e coesa come servirebbe. Al contrario, è debole e lacerata al proprio interno da una serie di polemiche e contrasti acuiti proprio dalla questione dell’amnistia. Chi, come il senatore Antonio Di Pietro, punta a dare corpo al al cosiddetto “partito giustizialista” non potrebbe trovare occasione più favorevole per esibire quell’intransigenza attorno a cui intende costruire la nuova formazione politica. E chi, come i Ds, teme di perdere una parte del proprio elettorato a vantaggio del nuovo movimento dipietresco, non trova di meglio che utilizzare la questione dell’amnistia per mostrare i muscoli e dimostrare che in fatto di giustizialismo la Quercia non deve invidiare nulla a nessuno. Tanto meno al senatore del Mugello. Di qui la previsione di chi tiene i piedi per terra della quasi impossibilità di varare entro il mese di luglio l’amnistia. E, soprattutto, proprio di qui una seconda consapevolezza. Quella secondo cui la speranza di un provvedimento di clemenza passa esclusivamente attraverso la difficile eventualità della ufficializzazione della spaccatura della maggioranza e dell’accordo tra l’opposizione e la parte della coalizione non interessata a cavalcare la tigre del giustizialismo. La situazione ricorda molto i difficili momenti dell’attuale legislatura in cui il governo di centro sinistra si è trovato a dover assumere importanti impegni di politica estera (dalla missione in Albania alla guerra per il Kosovo) con una maggioranza spaccata e rissosa. In quel caso solo il comportamento responsabile dell’opposizione ha messo in condizione il governo di evitare la crisi e rispettare gli impegni internazionali del paese. Ma passata la festa, gabbato il santo. Al punto che ieri Massimo D’Alema si è addirittura permesso di minimizzare l’apporto del centro destra nei difficili momenti del passato e di dubitare sulla affidabilità internazionale dello schieramento moderato. Un atteggiamento così inutilmente sfrontato ed irriconoscente meriterebbe una sacrosanta punizione. Ad esempio quella di lasciare la castagna bollente dell’amnistia nelle sole mani della maggioranza. Chissà che una buona scottatura non riesca a consigliare meno arroganza. E , magari, a provocare una formale e non smentibile richiesta di aiuto all’opposizione da parte del governo. In caso contrario tanto vale che Amato e Caselli se la sbrighino da soli.
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