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  Vorrei ma non posso
29 giugno 2000

Ormai non c’è più alcun dubbio. La linea del governo di Giuliano Amato è quella del “vorrei ma non posso”. Il presidente del Consiglio vorrebbe ridurre le tasse come gli chiedono il buon senso ed il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Ma non può perché glielo impediscono i veti del ministro Vincenzo Visco e la sempre più alta spesa pubblica imposta dalle disfunzioni e dai privilegi ineliminabili dello stato assistenziale.  L’esecutivo vorrebbe lanciare un programma di riforme ispirate ai principi di un riformismo moderno e liberale. Ma non può perché è bloccato dalla ferrea resistenza delle componenti della sinistra conservatrice della propria maggioranza e dall’opposizione della Cgil. 

La regola del “vorrei ma non posso” si applica ormai a qualsiasi aspetto della attività di governo. Ed ha trovato la sua ulteriore e più clamorosa conferma nella vicenda dell’amnistia. Il governo di Giuliano Amato farebbe carte false per accogliere la sollecitazione ad un atto di clemenza giunto da Giovanni Paolo II. Inoltre non perderebbe neppure un istante a far sua la richiesta di un provvedimento complessivo di amnistia e di indulto capace di decongestionare i tribunali, svuotare le carceri e scongiurare il pericolo di rivolte estive negli istituti di pena. Ma non è in grado di fare nulla di tutto questo. Può, al massimo, preparare il mini-indulto proposto dai partiti del centro sinistra. E deve farlo senza neppure poter spiegare che una misura del genere non serve assolutamente a nulla. Tranne che ad allentare per qualche mese l’attuale tensione esistente nelle carceri.

Ad impedire al governo di muoversi secondo la logica e gli interessi generali del paese c’è ancora una volta l’interesse particolare del centro sinistra alla propria sopravvivenza. In caso di amnistia la maggioranza si squaglierebbe come neve a sole. Democratici e Ds sarebbe costretti a rincorrere quella parte del proprio elettorato allevato a dose crescenti di gogne mediatiche e di giustizialismo spicciolo. E la coalizione sarebbe praticamente morta. Tutti sanno, naturalmente, che solo un provvedimento congiunto di amnistia e di indulto consentirebbe di svuotare le carceri e decongestionare l’attività dei tribunali. E tutti sono perfettamente consapevoli che il solo indulto consente di svuotare gli istituti di pena nella fase estiva ma rende ancora più pesante e congestionata l’attività dei magistrati. 

Questi ultimi sarebbero comunque costretti a celebrare i processi. Ed al già caotico lavoro che debbono svolgere attualmente dovrebbero aggiungere i calcoli per l’applicazione di un indulto che estingue la pena e non il reato. Anche sul terreno della giustizia, dunque, il governo vorrebbe ma non può. Deve fare i conti con una maggioranza sempre più rissosa ed evanescente che lo spinge verso scelte e comportamenti che non risolvono i problemi ma li aggravano in maniera irresponsabile. In queste condizioni la pretesa di avere una copertura da parte dell’opposizione è del tutto inaccettabile. Se governo e maggioranza continuano a non potere la smettano di volere. E se ne vadano finalmente a casa!