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  Verso la morte per consunzione
11 luglio 2000

La sinistra è ormai alla frutta. Prima si aggrappa a Dino Zoff, poi al Gay Pride. Ed in entrambi i casi il suo smaccato tentativo di strumentalizzazione elettorale degli avvenimenti gli si ritorce clamorosamente contro. Su Zoff l’ondata emozionale dell’opinione pubblica inizialmente favorevole al Ct e contraria a Silvio Berlusconi ha presto cambiato strada. Il momento caldo delle polemiche è passato. Ed ormai a rimanere è solo il dato della sconfitta degli azzurri al campionato europeo. Alla lunga il ricordo di una vittoria bruciata per disattenzione negli ultimi venti secondi della partita spinge inevitabilmente a pensare che in fondo le critiche del Cavaliere non erano poi così peregrine. Se si fosse votato nei due giorni successivi alla sconfitta di Rotterdam, Berlusconi avrebbe perso qualche punto nella fascia fluttuante dell’elettorato. Se si votasse adesso la vicenda non avrebbe alcuna influenza sul comportamento degli elettori. Quando si voterà, invece, il ricordo di quanto è avvenuto non potrà che favorire il leader del centro destra che come antagonista non avrà Dino Zoff, ormai tornato a ricoprire il ruolo di presidente della Lazio, ma un esponente del centro sinistra incapace di raccogliere le simpatie dell’Italia calcistica. 

Ma se la strumentalizzazione del caso Zoff non assicurerà alcun vantaggio alla sinistra, quella del Gay Pride è sicuramente destinata ad incidere pesantemente sulle sue fortune elettorali e, forse, sulla sua stessa composizione (e compattezza). Nessuno è in grado di calcolare quante siano le “divisioni” del Papa. Per cui nessuno può prevedere quale percentuale di elettorato sia destinata a spostare la condanna che Giovanni Paolo II ha compiuto non solo nei confronti della marcia omosessuale ma soprattutto nei confronti di chi l’ha voluta cavalcare trasformandola in una offesa pesante e diretta della Chiesa di Roma. Tutti sono in grado di comprendere che la condanna del Papa non è un avvenimento occasionale ma è un segnale chiaro ed inequivocabile della rottura tra il mondo cattolico italiano e le forze politiche che hanno tentato di cavalcare il Gay Pride non in nome dei diritti civili ma del proprio interesse elettorale. Quali conseguenze questa rottura potrà provocare sulla composizione dello schieramento di cento sinistra? Per avere una risposta bisognerà attendere ancora qualche mese.

Ma è chiaro fin da ora che i cattolici del centro sinistra non potranno rimanere indifferenti di fronte ad una decisione vaticana che ribalta completamente lo scenario del 1996. In particolare, l’Udeur di Clemente Mastella, i popolari di Ciriaco De Mita ed Ortensio Zecchino, i seguaci del ministro degli Esteri Lamberto Dini ed il segretario della Cisl Sergio D’Antoni saranno obbligati a compiere una scelta precisa e definitiva. Tra la prosecuzione dell’alleanza di centro sinistra in una posizione passiva e subordinata ai Ds ed il tentativo di conquistare uno spazio autonomo con cui tentare la sorte alle prossime elezioni. Per la sinistra, dunque, i tentativi di strumentalizzazione non pagano. Anzi, producono effetti addirittura devastanti. Al punto che i più responsabili tra i dirigenti dell’attuale maggioranza potrebbero essere tentati di chiudere la legislatura in anticipo. Per salvare il salvabile ed evitare la morte per consunzione.