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  Solo il pool può perdonare
13 luglio 2000

Se i magistrati vogliono decongestionare i propri uffici e le carceri attraverso gli strumenti dell’amnistia e dell’indulto, non debbono far altro che riaprire le indagini sui finanziamenti illeciti al Pci-Pds. Ma non basta una qualsiasi inchiesta del Csm. O la semplice trasmissione degli atti dimenticati da parte del Gip di Venezia alla Procura di Roma. Per smuovere il macigno gigantesco che in Parlamento ostacola il varo dell’amnistia ci vorrebbe una forte ed inequivocabile iniziativa di una delle Procure eccellenti di Tangentopoli. Un gesto di Gerardo D’Ambrosio, una mossa di Gherardo Colombo, un segnale di Francesco Greco, una parola di Piercamillo Davigo. Ed il miracolo sarebbe praticamente compiuto. Di fronte al pericolo concreto di una indagine della magistratura sul poco commendevole passato economico e finanziario del Pci e dei suoi eredi, i dirigenti di Botteghe Oscure si affretterebbero a dare il loro via libera all’amnistia. Né più, né meno di quanto già fecero alla fine degli anni ‘80, quando il Parlamento approvò l’ultimo colpo di spugna sulle tante malefatte della politica consociativa dei decenni precedenti. 

L’ipotesi di un “ pronunciamiento” della procura di Milano o di qualche altra Procura eccellente in questa direzione è, ovviamente, del tutto astratta. I magistrati che non ebbero alcuna esitazione ad insorgere come un sol uomo contro il decreto Biondi, non hanno alcuna intenzione di fare altrettanto per spianare la strada all’amnistia. Probabilmente non hanno neppure degli appigli legali per riaprire una inchiesta a vasto raggio sui post-comunisti capace di svolgere una azione di stimolo sui parlamentari della Quercia. In ogni caso sono stanchi di incursioni sul terreno della politica. E hanno sicuramente scarsa voglia di contribuire a realizzare un provvedimento che in ogni caso segnerebbe la fine di una lunga stagione politica di cui sono stati gli indiscussi protagonisti. L’ipotesi di un loro intervento, quindi, è paradossale ed anche provocatorio. Ma è anche la dimostrazione esplicita e definitiva della natura assolutamente strumentale dell’opposizione dei Ds all’amnistia. 

Botteghe Oscure non vuole rinunciare all’uso politico della giustizia con cui è riuscito a conquistare il governo del paese dopo cinquant’anni di inutili tentativi sul terreno democratico del confronto elettorale. Ma, soprattutto, non può correre il rischio che una parte del proprio elettorato allevata per decenni al più becero giustizialismo fondamentalista reagisca con irritazione al presunto nuovo “colpo di spugna” rivolgendosi verso le forsennatezze estremiste di Antonio Di Pietro. Il fenomeno può essere sicuramente interpretato come un segno inequivocabile della incredibile debolezza politica e culturale dei Ds. Il segretario diessino Walter Veltroni lancia un improbabile “Manifesto delle Libertà” che dovrebbe segnare la fine della “via giudiziaria al socialismo”. E lo fa proprio nel momento in cui, con l’opposizione all’amnistia, il partito ribadisce che la propria ed unica linea politica rimane quella dell’azione giudiziaria contro gli avversari . Con una contraddizione evidente. Ben oltre il limite del ridicolo. Ma non c’è da riflettere solo sulla debolezza Ds. Se solo un intervento del Pool potrebbe paradossalmente sbloccare lo stallo sull’amnistia vuole dire che ad essere debole non è solo Botteghe Oscure ma l’intera politica italiana. Per il ritorno alla normalità non c’è altro da fare che aspettare l’esito delle prossime elezioni!