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  La mossa di Veltroni
15 luglio 2000

Walter Veltroni non conosce il detto del “chi la fa l’aspetti”. Ed ignora anche quella regola della reciprocità che normalmente ordina i rapporti politici, diplomatici, sociali ed anche interpersonali. Così ha preso cappello per il controribaltone realizzato in Sicilia da una serie di parlamentari regionali dei partiti centristi della maggioranza. E si è esibito in uno dei suoi ormai consueti e scontati attacchi a testa bassa contro il Polo e contro Silvio Berlusconi. La carica del segretario dei Ds, di per sé, non costituisce un grande problema. Anzi, come ha giustamente sottolineato il portavoce del Presidente di Forza Italia Paolo Buonaiuti, rappresenta un fattore beneaugurante per nuove e più consistenti fortune del Cavaliere e del centro destra. 

Ciò che colpisce, semmai, è la totale incapacità di Veltroni di uscire fuori dall’unico schema politico che ha saputo esprimere e realizzare dal momento in cui ha smesso i calzoni corti ed ha indossato le braghe lunghe di dirigente di partito. Quello dell’aggressione personale a Berlusconi, sia in forma diretta e frontale con le criminalizzazioni giudiziarie e gli insulti, sia in maniera indiretta e surrettizia con le campagne contro la pubblicità sulle reti commerciali od i referendum diretti a cancellare le televisioni private. Veltroni, in sostanza, è come un giocatore di calcio che in giovane età ha imparato a fare una finta. E che da allora ad adesso non fa altro che ripetere sempre e comunque la stessa mossa. Con la pioggia e con il sole, contro squadre tecniche o scarpone, in difesa o in attacco. Gli avversari conoscono in anticipo come si muoverà. E se all’inizio si facevano prendere qualche volta di sorpresa, ora non solo lo bloccano come e quando vogliono ma lo lasciano fare a suo piacimento nella certezza che tanto è destinato a fintare se stesso ed a cadere per terra. 

All’interno dei Ds qualcuno dovrebbe spiegare al povero Veltroni che la linea del Lingotto, figlia della linea contro la pubblicità commerciale e per la chiusura delle televisioni private, è stata il degno coronamento dei tanti fallimenti precedenti. Ha prodotto la fine del primo governo guidato da un post-comunista ed ha portato alla clamorosa sconfitta elettorale delle regionali. Ma questo qualcuno tace. E poiché è fin troppo evidente che il segretario pretende di perseverare senza ripensamenti nel suo errore di sempre, tanto silenzio incomincia a ricoprirsi di un preciso significato politico. Chi tace ha messo in conto che la mossa di Veltroni porterà ad una pesante sconfitta elettorale dei Ds e dell’intera sinistra. E’ convinto che non ci sia più nulla da fare per porre riparo agli errori commessi. Ed ha deciso di dare tutta la corda che vuole a chi ha deciso di impiccarsi. Qualunque speranza di rinascita della sinistra e dei Ds, infatti, passa ormai attraverso la fine politica di Veltroni e della sua mossa. Sarà un caso che Massimo D’Alema parli sono per dire che non vuole parlare?