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  Caro Ferrara, ma chi ce lo fa fare?
18 luglio 2000

E' affascinante la teoria di Giuliano Ferrara secondo cui se il centro destra vuole vincere le elezioni deve mettere in conto di continuare a far governare il paese agli sconfitti della sinistra. Piace ai realisti che non possono non condividere la constatazione dell’esistenza di una parte del paese formata da “una sinistra del cuore e del portafoglio, del linguaggio e della cultura, che mantiene radici diffuse, ufficiali di collegamento, reti logistiche”. Ed elettrizza i tanti che, dopo aver militato orgogliosamente nella sinistra godendone ampiamente di tutti i vantaggi, si preparano a salire sul carro del futuro vincitore nella speranza e con l’obbiettivo dichiarato di conservare ed aumentare i propri privilegi. Con tutto il rispetto per Ferrara, per i realisti e per i trasformisti debbo però confessare che questa teoria non mi convince affatto. Anzi, la considero una autentica jattura. Forse può anche aiutare a vincere favorendo la solita tendenza al salto della quaglia dell’establishment nazionale traviato da decenni di consociativismo. Ma, di sicuro, prepara le condizioni per una riedizione del ribaltone del ‘95. 

Magari dopo i soliti sette mesi di difficile attività del governo del centro destra contrassegnata dal ricorso alla piazza da parte degli sconfitti e dalla ostilità dei governi di sinistra europei sollecitata dai loro omologhi nostrani. La ragione di questa mia istintiva ripulsa è che la teoria di Ferrara è molto di più di un consiglio pratico di stampo machiavellico. Essa non si fonda sull’applicazione del principio che se non puoi eliminare il tuo avversario ti ci devi alleare. Si basa, al contrario, sulla passiva accettazione dell’unico argomento rimasto alla sinistra per continuare ad accreditarsi come l’unica forza politica capace di governare il paese. Quello secondo cui il centro destra non ha la tradizione, la storia e la cultura per succedere all’attuale maggioranza ma è talmente inadeguato, rozzo e provinciale da dover accettare che la sinistra continui a governare non solo da vincitrice ma anche da sconfitta. 

Può essere normale che a nutrire questa concezione del difetto genetico e dell’handicap di legittimazione di tutte le forze politiche estranee alla tradizione marxista sia Giuliano Ferrara. Il direttore del “Foglio” ha sempre ammesso lealmente le proprie radici senza rivendicare neppure quei quarti di nobiltà liberale che pure gli spetterebbero per via del nonno. E può essere anche comprensibile che a sentirsi inadeguati, rozzi e provinciali siano quei post-fascisti ancora in preda alla sindrome della sconfitta e pronti a tutto (anche a fare da foglia di fico della sinistra) per essere ammessi dalla porta di servizio nei salotti dell’establishment. Ma chi ha la ventura di non avere radici marxiste e di non essere afflitto da alcun complesso d’inferiorità, è obbligato a respingere e denunciare la teoria della immutabile ed eterna superiorità della sinistra. Tanto più se poi, sia pure in condizioni di difficile minoranza, ha sempre difeso le idee di libertà di quella tradizione liberaldemocratica che è talmente poco rozza ed inadeguata da essere diventata vincitrice ed egemone in quasi tutto il pianeta. 

Nessuno, ovviamente, nel respingere la teoria di Ferrara, pensa che una volta alla guida del governo il centro destra debba seguire la stessa logica di Tamerlano seguita dalla sinistra nei suoi lunghissimi anni di strapotere. Quella della eliminazione politica, morale, professionale ed in qualche caso anche fisica dell’avversario. Tra gli elementi di superiorità dei valori liberaldemocratici rispetto a quelli della sinistra c’è il rispetto per l’individuo. E questo impedisce di applicare i principi del “non fare prigionieri” o dell’ “uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Ma in democrazia chi vince governa e chi perde controlla. Non può essere che chiunque vinca debba essere sempre la sinistra a governare. Altrimenti, caro Ferrara, per quale motivo quella larga maggioranza del paese che non s’identifica nella nomenklatura al potere dovrebbe combattere e voler vincere?