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  Le pretese degli autodistruttori
21 luglio 2000

In Italia la maggioranza di centro sinistra pretende di governare con il silenzio-assenso dell’opposizione. E quando questo consenso mascherato viene meno, i rappresentanti della coalizione di governo si agitano. E gridano alla inaffidabilità democratica dell’opposizione che si permette di operare in maniera “distruttiva” mandando all’aria i progetti dell’esecutivo e della maggioranza. Il fenomeno è decisamente singolare. Ma non è il frutto occasionale di una particolare situazione politica. E’ la conseguenza della tradizione antica del trasformismo e della pratica più recente del consociativismo. Ed è divenuto non solo il tratto distintivo del centro sinistra ma anche la sua unica linea politica secondo una schema talmente semplice da risultare addirittura grossolano. 

Se l’opposizione si appiattisce sulla maggioranza o l’aiuta nei passaggi più difficili, come è avvenuto per garantire la credibilità internazionale del paese, la maggioranza le riconosce la patente di forza democratica e responsabile. Se invece l’opposizione rompe il tacito patto trasformistico-consociativo e mette in difficoltà la maggioranza svolgendo la sua funzione naturale, la patente viene di colpo ritirata. Ed il centro destra viene bollato con gli epiteti più infamanti che lo collocano, di fatto, fuori del consenso democratico e civile nazionale ed internazionale. Il fenomeno è il segno dell’anomalia della situazione politica italiana. E presto o tardi dovrà necessariamente essere eliminato. Ma anche a volerlo giustificare come inamovibile jattura della storia d’Italia, va però precisato che per continuare a funzionare dove poter contare su due condizioni precise. La prima, ovviamente, che l’opposizione insista nel rinunciare al proprio ruolo. La seconda che la maggioranza sia effettivamente tale. 

Ma il centro sinistra può essere ancora considerato uno schieramento politico degno di questo nome. I Ds sono divisi in tre correnti e due leader che litigano e si odiano cordialmente. I centristi contestano i Democratici e ne sono vigorosamente contraccambiati. Il Ppi è lacerato e non ha alcuna prospettiva tranne quella di arrivare ad una nuova scissione. E, come ciliegina sulla torta, c’è la corsa alla premiership è appena iniziata tra Giuliano Amato e Francesco Rutelli. Come minimo comune multiplo della coalizione rimane ancora il collante dell’antiberlusconismo. Ma anche questo non sembra essere eterno. 

Soprattutto di fronte ad un avvicinarsi della scadenza elettorale che trasforma la normale concorrenza tra le forze di governo in una sorta di lotta senza esclusione di colpi tra tutti contro tutti. Di “distruttivo”, quindi, non c’è l’atteggiamento dell’opposizione, come ha detto il presidente del Consiglio a commento della batosta subita dal governo alla Camera sui telefonini di nuova generazione. C’è la voglia di autodistruzione della stessa maggioranza che è più forte di qualsiasi schema consociativo caro al centro sinistra. Anche volendo, quindi, l’opposizione non può fare altrimenti: al nemico che si suicida ponti d’oro!