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Il protettorato
del centro sinistra 26 luglio 2000 Forse c’è una punta di demagogia nella proposta di Pierferdinando Casini di sparare ai gommoni che dall’Albania portano in Italia clandestini, armi , droga e sigarette di contrabbando. Di sicuro, però, c’è una profonda ragione nella richiesta dello stesso Casini e dell’intero centro destra di investire il governo albanese del problema della prevenzione della criminalità che dalla terra delle aquile attraversa il canale d’Otranto e si trasferisce nella nostra penisola. Subordinare la prosecuzione degli aiuti italiani a Tirana ad una più seria azione di polizia non è un atto demagogico. E’ la richiesta più scontata e misurata possibile rispetto ad una realtà che non è preoccupante solo per la drammatica scomparsa dei due finanzieri speronati dagli scafisti ma anche per la quotidiana iniezione di criminalità subita dal nostro paese a causa della perdurante latitanza del governo albanese. Ma più che a Tirana il centro destra si dovrebbe rivolgere a Roma. Non si svela nessun mistero se si afferma che il governo di sinistra albanese è la diretta espressione del governo di centro sinistra italiano. Senza la copertura prima di Romano Prodi e poi di Massimo D’Alema l’attuale esecutivo di Tirana non avrebbe mosso alcun passo. E, magari, non sarebbe nemmeno a vincere le ultime elezioni celebrate grazie al sostegno italiano e, probabilmente, condizionate proprio dal dichiarato sostegno del nostro governo alla sinistra albanese. Perché Palazzo Chigi e la Farnesina non operano le necessarie pressioni per impedire che il canale d’Otranto da Valona a Brindisi continui ad essere l’autostrada marina della criminalità e dell’illegalità? Perché il Viminale non dice con chiarezza quali sono le condizioni minime di sicurezza che vanno richieste ed imposte alle autorità albanesi? Perché, in sostanza, il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, il ministro degli Esteri Lamberto Dini ed il ministro dell’Interno Enzo Bianco non danno un segno della loro presenza comunicando al governo albanese che all’impegno degli aiuti italiani deve corrispondere un analogo impegno sul terreno della prevenzione da parte di Tirana? Perché, infine, nel caso di ulteriore latitanza o incapacità di Tirana non si prende in considerazione l’ipotesi di una diretta assunzione di responsabilità del nostro paese per la tutela della legalità almeno nella fascia costiera albanese?
Roma, in sostanza, deve comportarsi tenendo presente che l’interesse nazionale deve prevalere sull’interesse particolare di mantenere in piedi in Albania un governo affine da un punto di vista politico. Fino ad ora tutto ha lasciato credere che l’interesse di parte abbia prevalso su quello nazionale.
D’ora in avanti si deve cambiare registro. Anche perché il protettorato politico che il centro sinistra italiano ha realizzato in Albania può forse servire a favorire qualche traffico di partito ma non produce consenso politico. Gli elettori italiani sono pronti a punire chi si è assunto la responsabilità di aiutare gli inetti, gli incapaci ed i collusi con le mafie etniche dei Balcani.
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