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  L’Araba di D’Alema
27 luglio 2000

Neppure gli sforzi di Walter Veltroni di tornare a mobilitare il popolo di sinistra contro il nemico assoluto rappresentato da Silvio Berlusconi riescono a nascondere lo stato di totale dissoluzione in cui versano i Ds. Gli eredi del vecchio Pci si accingono a traslocare dalla mitica sede di Botteghe Oscure ad un ignoto palazzo di via Nazionale. Si preparano a rinunciare alla storica testata de “L’unità” ipotizzando tranquillamente sia un drastico ridimensionamento del giornale, sia la chiusura definitiva magari camuffata in una trasformazione in sito Internet. E non basta. Crolla il simbolo di decenni di storia, scompare la bandiera che dagli anni della clandestinità antifascista ad oggi ha sventolato in tutte le battaglie comuniste e post-comuniste. Ed ora a scomparire si prepara lo stesso partito. Non solo perché tutte le previsioni lo vedono perdente alle prossime elezioni politiche. Ma soprattutto perché alcuni dei suoi dirigenti, primo fra tutti Massimo D’Alema, lo considerano ormai obsoleto ed hanno già predisposto il piano per seppellirlo ed al tempo stesso sostituirlo con uno strumento più moderno ed efficace. 

E’ probabile che la sortita dell’ex presidente del Consiglio a Bologna di fronte agli amministratori delle “cooperative rosse” sia stato un atto occasionale ed intempestivo. Esso, però, dimostra in maniera talmente chiara da apparire brutale, il disegno che il leader diessino intende portare avanti di fronte alla caduta dei miti, delle bandiere e dello stesso partito. Il ragionamento di D’Alema parte dal postulato della inevitabile sconfitta elettorale della sinistra alle prossime elezioni. Giuliano Amato e Walter Veltroni possono anche illudersi di poter ribaltare i pronostici. Ma l’ex presidente del Consiglio sta con i piedi per terra, ha messo già in conto la vittoria di Berlusconi. E su questo elemento ha predisposto il progetto di superamento del vecchio partito tradizionale erede della tradizione del Pci e del Pds attraverso la formazione di un movimento assolutamente nuovo ed addirittura rivoluzionario per la sinistra.

L’Araba Fenice destinata a sorgere dalle ceneri dei Ds dovrebbe avere una doppia caratteristica. Essere modellato sull’esempio del partito leaderistico, personalistico ed aziendalista inventato da Silvio Berlusconi. E ruotare da un punto di vista organizzativo e finanziario attorno ad una Fondazione che, come lo stesso D’Alema ha spiegato a Bologna, non avrebbe solo il compito di rappresentare la cultura di riferimento della sinistra ma anche svolgere una concreta azione di lobbyng in favore delle aziende e dei potentati economici simpatizzanti o d’area. Il modello che D’Alema persegue, dunque, è di stampo berlusconian-americano. Un po’ partito azienda del leader “maximo” ed incontrastato, un po’ comitato elettorale e centro di coagulo di grandi interessi economici e finanziari. Il tutto, naturalmente, condito con il sugo della cultura della sinistra assicurato dalla Fondazione con l’obbiettivo di conservare, a livello nazionale ed europeo, una egemonia di stampo gramsciano. 

A ben guardare la riproposizione del progetto di Gramsci è il solo elemento di continuità ipotizzato da D’Alema. Per il resto la cesura dovrebbe essere totale e completa. E realizzarsi nell’arco della prossima legislatura in modo tale che il confronto bipolare del 2006 avvenga non tra Berlusconi ed una galassia informe e disordinata della sinistra ma tra Barlusconi e D’Alema. Nessuno può dire se il progetto dell’ex presidente del Consiglio abbia o meno possibilità di successo. Di sicuro passa attraverso la distruzione completa della sinistra attuale. E questo processo si preannuncia lungo, difficile, lacerante, faticoso. Chissà! E’ possibile che D’Alema ce la faccia. Per il momento, comunque, facciamo al leader diessino gli auguri affinché la prima fase del suo progetto si realizzi secondo le sue attese. Buona sconfitta!