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La
falla siciliana e le elezioni anticipate
28
luglio 2000
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto
esplicitamente che il Parlamento approvi la legge sul conflitto d’interessi. Ed ha lasciato chiaramente intendere che a suo parere il testo approvato dalla Camera e mai esaminato dal Senato serve perfettamente allo scopo. A sua volta il leader del centro destra Silvio Berlusconi ha fatto proprio l’invito del capo dello Stato. Ed ha lasciato intendere di essere pronto a seguirne di gran carriera le indicazioni. Alla ripresa di settembre, quindi, la legge sul conflitto d’interessi sarà il primo argomento sul tappeto. E, con ogni probabilità, anche l’ultimo della legislatura. L’ipotesi è suffragata dalla stessa sortita di Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente della Repubblica vuole accelerare al massimo i tempi della soluzione di un problema da cui teme possano derivare conseguenze negative sul terreno internazionale in caso di vittoria del centro destra e di nascita del secondo governo Berlusconi. E spinge perché il nodo venga sciolto in tempi brevissimi per non lasciare il paese con il fianco scoperto in caso di elezioni anticipate.
Ciampi, in sostanza, teme che la situazione politica possa precipitare da un momento all’altro. E cerca di creare le condizioni per non far trovare il futuro governo Berlusconi e l’intero paese assediato dalle sinistre europee in nome del conflitto d’interessi.
La preoccupazione del capo dello Stato non è il frutto di un timore generico. E’ la conseguenza precisa della poderosa spinta verso la crisi del centro sinistra che viene dal controribaltone siciliano. E’ probabile, come sostiene Emanuele Macaluso, che a Palermo non si sia verificato alcun esperimento di una formula destinata ad essere applicata anche a livello nazionale. Ma importa poco se l’operazione sia stata più il frutto di interessi di ex democristiani locali che non il risultato di una operazione da grande laboratorio politico. Il dato reale è che a Palermo il centro sinistra si è spaccato, che i Ds sono stati lasciati soli all’opposizione e che i “centristi” della vecchia maggioranza hanno stipulato una alleanza di governo con i partiti del centro destra. Adesso Clemente Mastella, Lamberto Dini e Pierluigi Castagnetti possono anche espellere i dirigenti locali di Udeur, Rinnovamento e Ppi. Ma il governo regionale di Vincenzo Leanza si fonda su una alleanza tra il Polo ed i “centristi” del centro sinistra. E la faccenda costituisce un dato politico oggettivo che non può non influire sulla tenuta del governo nazionale che si regge sull’alleanza tra “centristi” e la sinistra dei Ds, dei Verdi e dei Democratici.
Sarà questa la formula del governo che Silvio Berlusconi potrebbe mettere in piedi in caso di vittoria elettorale alle politiche? Nessuno è in grado di fare previsioni attendibili su questo terreno. Anche perché una ipotesi del genere presuppone che i “centristi” del centro sinistra si presentino alle elezioni come terza forza autonoma dai due schieramenti principali. E questa eventualità è tutta ancora da verificare. Di sicuro, però, c’è che il controribaltone siciliano apre una falla gigantesca sulla linea di galleggiamento del governo di Giuliano Amato. E nel mese di agosto la falla potrebbe far imbarcare il quantitativo d’acqua sufficiente a mandare a picco l’esecutivo alla ripresa d’autunno. Per andare alle elezioni anticipate. Ovviamente precedute dall’approvazione della legge sul conflitto d’interessi.
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