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Le
certezze di Mastella 7 settembre 2000 Clemente Mastella si è convinto che con Francesco Rutelli il centro sinistra può sperare di vincere. Soprattutto perché può compattare i centristi, recuperare Fausto Bertinotti e convincere Antonio Di Pietro ad un accordo di desistenza. E da quando ha avuto questa illuminazione ha rinunciato all’idea di trasmigrare nuovamente da un campo all’altro. E per non irritare eccessivamente il Presidente del Consiglio in carica va predicando in continuazione che la competizione tra Amato e Rutelli è un segno di salute e di crescita del centro sinistra. Mastella, naturalmente, è liberissimo di pensarla e di illudersi come meglio crede. Ed è altrettanto libero di manifestare il proprio pensiero in tutti i modi e le forme possibili. Anche con il pernacchio che potrà anche essere l’espressione usata dai sanniti per beffeggiare i romani, ma rimane sempre uno strumento più adatto alle farse cavaiole ed all’avanspettacolo che non al normale e responsabile dibattito politico. Mastella, in sostanza, è libero di credere e sostenere tutte le sciocchezze che vuole. ma non può pretendere di convincere chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le vicende politiche italiane che la competizione tra Amato e Rutelli sia un bene per il centro sinistra e per il paese. Chi vuole avere una riprova concreta non deve far altro che aspettare qualche settimana. In particolare l’avvio del dibattito per l’approvazione della finanziaria. Si vedrà allora se la competizione tra i sostenitori del Presidente del Consiglio in carica e quelli del sindaco di Roma in uscita servirà a rafforzare o ad indebolire lo schieramento di maggioranza. Chissà se Mastella sarebbe disposto a scommettere sulla tenuta della coalizione! Di sicuro nessuna persona di buon senso crede che la faccenda passerà liscia e servirà a cementare in rapporti di alleanza tra le diverse forze del centro sinistra. Ma senza attendere il momento della verifica parlamentare non è difficile prevedere che il duello tra Amato e Rutelli sembra fatto apposta per accentuare e portare allo scoperto le profonde contraddizioni della maggioranza di governo. Soprattutto se, a quanto sembra, la candidatura a premier dell’ex esponente radicale diventerà l’occasione per un coagulo elettorale di tutte le componenti non diessine e centriste della coalizione. E,se, come appare sempre più probabile, la reazione di alcuni settori della sinistra sarà quella di insistere sulla candidatura di Giuliano Amato trasformandola nell’ultima bandiera dei post-comunisti e dei progressisti. Intendiamoci, le etichettature dei due contendenti servono a riempire quel vuoto di programmi e di progetti che ha fino ad ora ha caratterizzato lo scontro tra l’ex socialista e l’ex radicale. Con il marchio del “centrista” Rutelli può sperare di perdere la qualifica di “sotto il volto nulla”. Ed una volta adottato dalla sinistra Amato perde la qualifica di ex socialista figlio di nessuno e diventa a tutti gli effetti un socialdemocratico riformista di stampo europeo. Ma sono proprio le etichette ed i vuoti programmatici riempiti che nascondono il grande pericolo del duello tra i due aspiranti premier. Se la gara alla candidatura sarà vinta dal campione della sinistra Giuliano Amato gran parte dei centristi non si sentirà rappresentato. E sceglierà o Berlusconi o l’astensione. Se invece a spuntarla sarà Rutelli gran parte della sinistra (ma anche un buon numero dei cattolici centristi) non se la sentirà di seguirlo e preferirà astenersi o confluire su Bertinotti o su Di Pietro. A dispetto di Mastella, in sostanza, la competizione serve a dimostrare che il centro sinistra è una coperta troppo corta. E che qualunque parte venga tirata finisce automaticamente con il lasciare scoperta la parte opposta. Per il centro destra, dunque, il duello tra Amato e Rutelli è una sorta di manna celeste. Per raccoglierla non bisogna far altro che aspettare le elezioni.
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