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  L'immoralità di Amato
12 settembre 2000

Ha perfettamente ragione Gianfranco Fini quando rileva che la competizione con Francesco Rutelli sta mandando fuori di testa Giuliano Amato. Il leader di An si riferisce alle accuse di “comportamenti di stampo fascista” lanciate dal Presidente del Consiglio all’indirizzo del centro destra. Ma la prova che ad Amato la competizione fa male viene da tutt’altro. In particolare dall’ormai ricorrente tendenza dell’aspirante candidato premier del centro sinistra a mettersi in sintonia con i più truculenti ed ottusi trinariciuti della sinistra italiana. Il tutto per suscitarne le simpatie ed ottenerne il sostegno in vista del duello con il sindaco di Roma. Il primo esempio Amato lo ha offerto nelle settimane scorse in occasione dell’anniversario della strage di Bologna. Per lisciare il pelo a quella parte del popolo di sinistra rimasta ancorata alle campagne propagandistiche e strumentali degli anni dell’opposizione, ha rispolverato la tesi delle responsabilità istituzionali dell’attentato. Il prezzo dello scontato applauso è stato salato. 

L’ennesimo discredito sulle istituzioni che a distanza di vent’anni si sono ritrovate ancora una volta al centro del turbinio di sospetti alimentati dalla teoria post-comunista del “doppio stato”. Ed anche una buona dose di discredito personale per non essere riuscito, in tutti gli anni passati al governo dall’80 ad oggi, ha contribuire in alcun modo alla ricerca della verità sulla strage. Ma la seconda uscita di testa è stata addirittura peggiore e più pesante della prima. Sempre a Bologna e sempre di fronte ai trinariciuti post-comunisti (questa volta al Festival dell’Unità), il presidente del Consiglio non ha esitato a definire “immorali” i bombardamenti compiuti dalla Nato contro la Serbia. Di fronte a questa sortita fatta apposta per incassare i battimani dei vecchi pacifisti rossi antiamericani si è sentito in dovere di intervenire lo stesso Massimo D’Alema. Il responsabile di quel governo di sinistra che non solo ha autorizzato i bombardamenti “immorali” contro Milosevic ma anche utilizzato quella guerra per legittimarsi agli occhi degli Usa e dei paesi europei, ha difeso la guerra “umanitaria”. Ma non è andato troppo oltre. Per non influenzare eccessivamente l’andamento del duello in atto all’interno del centro sinistra. 

Ma la cautela di D’Alema non ha potuto nascondere le irritanti contraddizioni di Giuliano Amato. Ai tempi della guerra per il Kosovo l’attuale presidente del Consiglio non era un privato cittadino. Era il ministro del Tesoro del governo che ha ordinato ai piloti dell’Aeronautica Italia di partecipare ai bombardamenti. Perché Amato scopre solo oggi che quei bombardamenti erano “immorali”? Perché ha taciuto quando la decisione è stata presa dal governo di cui era autorevolissimo esponente? E non si rende conto che scoprendo oggi una “immoralità” che ieri gli era sfuggita non si limita a sconfessare se stesso ma mette in gravissima difficoltà le Forze Armate del paese a cui ha contribuito a dare un ordine “immorale” e da cui ha preteso azioni “immorali”? In tanto guazzabuglio c’è una sola certezza. C’è solo un modo per evitare ulteriore immoralità. Basta approfittare delle prossime elezioni per evitare che Amato o qualsiasi altro esponente del centro sinistra rimetta piede a Palazzo Chigi.