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  Con Rutelli si vota a marzo
13 settembre 2000

Pare che il colloquio a Palazzo Chigi tra Giuliano Amato e Walter Veltroni non sia stato particolarmente disteso. Il segretario dei Ds avrebbe tentato di convincere il presidente del Consiglio di non essere lo sponsor ufficioso ma decisivo della candidatura a premier di Francesco Rutelli. Ma i toni avvolgenti e melliflui del rappresentante diessino sarebbero serviti solo ad aumentare l'irritazione di Amato. Ed a convincerlo definitivamente di essere ormai la vittima predestinata delle manovre congiunte di Veltroni, Parisi e Castagnetti. Nessuno è in grado di prevedere quale sbocco potrebbe avere la rabbia di Amato per il "bacio di Giuda" a cui è sottoposto dai suoi alleati del centro sinistra. 

Qualcuno continua ad ipotizzare che al culmine della delusione e del risentimento, cioè all'indomani della scelta ufficiale del centro sinistra per la candidatura a premier di Francesco Rutelli, Amato potrebbe arrivare addirittura a rassegnare le dimissioni ed a lasciare in braghe di tela la coalizione dei traditori. Ma si tratta di una ipotesi estrema, che non tiene conto del carattere e delle abitudini politiche del presidente del Consiglio. Abituato, come lui stesso ha confessato, a manifestare i propri dissensi con il silenzio, è facile che anche in caso di clamorosa e dolorosa giubilazione da parte della propria maggioranza non farebbe assolutamente nulla. Non aprirebbe la crisi, non protesterebbe in alcun modo e continuerebbe a restare a Palazzo Chigi fino al termine della legislatura. Ma anche in caso di dissenso silenzioso e politicamente insignificante da parte del presidente del Consiglio, che tipo di governo sarebbe quello che il premier sconfessato continuerebbe a guidare?

La risposta è fin troppo semplice. Anche se Amato rimanesse al proprio posto piegando passivamente il capo rispetto al "bacio di Giuda", il suo risulterebbe un esecutivo totalmente delegittimato. La scelta di Rutelli come candidato premier costringerebbe il centro sinistra ad impostare la propria campagna elettorale non sui risultati ottenuti dal governo presente ma sui possibili miracoli da realizzare con il governo futuro. E questo, al di là della effettiva volontà di Amato e degli stessi dirigenti dei partiti del centro sinistra, toglierebbe all'attuale esecutivo qualunque caratteristica di governo politico per trasformarlo in un governo dimezzato destinato a svolgere solo gli affari correnti in vista delle elezioni politiche di fine legislatura.

E' chiaro che una trasformazione così profonda della natura della compagine governativa guidata da Giuliano Amato avrebbe una conseguenza obbligata. Il governo politicamente azzerato avrebbe come unico compito di arrivare alla approvazione della legge finanziaria e di evitare l'esercizio provvisorio. Ma esaurita la propria funzione alla fine di dicembre dovrebbe fornire una dimostrazione di sensibilità istituzionale uscendo di scena ed accelerando i tempi della verifica elettorale. Se Rutelli venisse preferito ad Amato, in sostanza, il centro sinistra non potrebbe pretendere di continuare a guidare il paese fino a giugno. Sarebbe obbligato a concordare con l'opposizione l'anticipo delle elezioni alla fine di marzo. Sulla carta l'obbligo sarebbe solo di natura morale. Nei fatti non è da escludere che dopo la finanziaria il dissenso di Amato da silenzioso diventi fragoroso. E trasformi l'obbligo morale nell'unico sbocco politico delle contraddizioni e delle divisioni del centro sinistra.