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  Ponzio Veltroni e il quaquaraquà
19 settembre 2000

Volete Barabba o volete Gesù? Ponzio Pilato, procuratore romano della Palestina all’epoca di Tiberio, era assolutamente sicuro che la folla assiepata sotto il Palazzo Pretorio non avrebbe avuto dubbi. Tra un assassino dichiarato ed un palese innocente non ci si poteva sbagliare. La folla avrebbe risposto alla domanda retorica scegliendo Gesù. E quella faccenda di beghe religiose tra ebrei si sarebbe automaticamente risolta. Invece Pilato si illudeva. La folla, debitamente ispirata dagli agenti del Grande Sacerdote, liberò Barabba, condannò Gesù e creò le condizioni affinché sul sangue dell’innocente si costruissero duemila anni di storia. Ora il paragone potrà anche sembrare riduttivo. Ma è un fatto che a Bologna, a conclusione del Festival del giornale desaparecido “L’Unità”, il segretario dei Ds Walter Veltroni abbia voluto imitare Ponzio Pilato facendo bene attenzione a risultare molto più accorto e furbo del più famoso Procuratore Romano di tutti i secoli. 

“Volete Amato o Rutelli? -ha chiesto al vecchio popolo post-comunista il leader della Quercia semi disseccata. “Il primo”, ha spiegato preoccupandosi di fare in prima persona il lavoro sporco degli agenti del Sinedrio, “è un uomo del passato mentre il secondo rappresenta il futuro”. La folla, ovviamente, ha inneggiato a Rutelli. E così Veltroni ha battuto Pilato uno a zero ed è riuscito a realizzare quella investitura popolare a candidato premier del sindaco di Roma che considera il passo indispensabile per convincere Giuliano Amato ad uscire di scena senza troppe proteste. Il Presidente del Consiglio sa bene che la folla di Bologna avrebbe officiato l’investitura popolare a candidato premier nei confronti di chiunque fosse stato indicato dal segretario del partito. Anche il Mago Zurlì. Se al Mugello i “compagni” hanno obbedito all’ordine di votare per Antonio Di Pietro figuriamoci se a Bologna non portano sugli scudi Rutelli. Ma è proprio per questo che Amato dovrebbe incominciare a meditare attentamente sulla compagnia che si è scelto e che lo sta lentamente spingendo verso il suicidio politico. 

La sceneggiata bolognese che Veltroni, in evidente crisi mistica ha tratto dal modello evangelico, costituisce l’ennesima dimostrazione che la corsa a due per la candidatura a premier è falsata in partenza. La scelta è già stata effettuata da tempo. E il suggello della folla per questa decisione, sollecitato ed ottenuto in maniera fin troppo scontata, dal segretario dei Ds indica senza possibilità di equivoco che per il Presidente del Consiglio è stato studiato un percorso al termine del quale non c’è solo il danno ma anche la beffa. Non solo viene indirizzato al parco delle “vecchie glorie” del centro sinistra e trasformato in un baby-pensionato suo malgrado. Ma il tutto si consuma con un metodo che appare incredibilmente infantile ed offensivo. Che bisogno c’era di scimmiottare Pilato e farlo liquidare a comando dalla massa bruta del Festival dell’Unità? Forse per Veltroni si tratta di tagli, ritagli e frattaglie. Cioè, tanto per passare da Arbore a Totò e fare una citazione colta, di quisquiglie e pinzillacchere. Ma per Amato è il classico calcio nel sedere. E se lo sopporta vuol dire che non è solo un qualunquista ma anche un quaquaraquà.