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laici e Silvio Berlusconi 23 settembre 2000 Sull’analisi sono tutti perfettamente d’accordo. Nel panorama complesso della Casa delle Libertà manca una presenza qualificante di un’area laica e socialista che si possa affiancare a quella nazionale, a quella leghista, a quella post-democristiana ed al partito di Silvio Berlusconi che costituisce il perno ed il motore portante dell’intero schieramento. Ed anche sulla strategia i pareri non sono affatto discordi. Tutti condividono l’esigenza di colmare il vuoto favorendo l’aggregazione in una lista formata dalle identità autonome di laici e socialisti capace di superare la quota del 4 per cento (sempre che il sistema elettorale con cui si voterà la prossima primavera rimanga il mattarellum). Sui tempi e sui modi per arrivare a questo obbiettivo esistono però divergenze e perplessità. Soprattutto negli ambienti laici e liberali che non sono approdati dentro Forza Italia o che ne sono usciti pur continuando a gravitarne attorno. C’é chi vorrebbe un processo accelerato e chi più prudente, chi aperto e chi chiuso, chi esteso ai fuoriusciti del centro sinistra e chi precluso a chiunque non sia rimasto fedele ai suoi valori di fondo. Ma queste distinzioni sono solo la facciata. In realtà il punto dolente su cui non è facile trovare un minimo comune multiplo riguarda la formazione del gruppo dirigente della componente laica nell’ipotetica quinta gamba della Casa delle Libertà. Todos caballeros con adeguata rappresentanza ad ognuna delle diverse sigle del variegato panorama delle organizzazioni di area? Oppure nucleo duro e puro di chi ha la capacità e la forza di piazzare le proprie insegne nello spazio politico dei laici e prendere il possesso totale ed esclusivo in nome della legge che si applica alle res nullius? Per chi, come il sottoscritto, si è sempre speso in favore della formazione di un’area laica e liberale più ampia possibile, non ci sarebbe alcuna difficoltà a sostenere la necessità di arrivare alla soluzione unitaria. E cioè al “todos caballeros”, sia pure con tutte le accortezze e le distinzioni del caso. Ma una soluzione del genere (così come quella del nucleo duro e puro) non ha alcun senso se non si rapporta la questione dell’area laica e socialista al quella più generale della necessità di creare le condizioni per la vittoria dello schieramento di centro destra alle prossime elezioni. Le diverse componenti dell’area laica e socialista debbono essere assolutamente consapevoli che, nell’attuale sistema elettorale, la loro unica possibilità di esistenza passa attraverso la vittoria elettorale della Casa delle Libertà. Senza la sconfitta del blocco di centro sinistra, così come si è visto nel corso dell’attuale legislatura, la loro sorte è segnata. E solo con l’affermazione del blocco antagonista guidato da Silvio Berlusconi possono sperare nella loro riapparizione nel circuito politico nazionale. Di qui una conclusione banale ma assolutamente concreta. Il vero problema dell’area laica e socialista non si trova nella questione del gruppo dirigente ma è tutto nelle mani del leader della Casa delle Libertà Silvio Berlusconi. E’ lui, sulla base di valutazioni politiche e di sondaggi, che deve decidere se per meglio battere il centro sinistra sia necessario dare corpo alla quarta gamba del centro destra. E se sia opportuno realizzarla favorendo una sorta di operazione alla rovescio rispetto a quella compiuta dal ‘96 da Massimo D’Alema nei confronti della “lista Dini”. Se Berlusconi sceglie questa strada il problema del gruppo dirigente si risolve automaticamente. E tutto diventa possibile. Non solo la raccolta delle firme per presentare la lista ma anche la possibilità, attraverso un sacrificio calcolato di una ristretta parte dell'elettorato di Forza Italia, di raggiungere la quota del 4 per cento. Ma se Berlusconi decide diversamente perché sondaggi e valutazioni lo spingono in direzione contraria il problema diventa ancora più semplice. Per avere la possibilità di portare avanti le proprie idee e difendere i propri valori, laici e socialisti non hanno altra strada che rimanere o entrare in Forza Italia. Per dare maggior forza al principale partito della futura coalizione di governo. Tanto più che Forza Italia è un partito con forti componenti liberali e socialiste e che il problema del riequilibrio dei rapporti tra cattolici e laici esiste anche al suo interno.
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