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Francesco
Rutelli, canna vuota 26 settembre 2000 E' partita con il piede sbagliato la campagna elettorale di Francesco Rutelli. Sia nei modi che nei toni. Ha sgambettato con incredibile brutalità Giuliano Amato senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze della sua entrata violenta. Ed, a dispetto di tutti gli annunci secondo cui avrebbe introdotto elemento di forte novità nella competizione politica italiana, ha iniziato il suo tour propagandistico rispolverando tutto il vecchio armamentario dell’antiberlusconismo più becero e più stantio. Delle conseguenze dei suoi calci ad Amato è ormai inutile parlare. Il presidente del Consiglio, che si accinge a presentare alle Camere la legge finanziaria, è di fatto delegittimato ed azzoppato. Conoscendo le sue doti di combattente tremulo e pavido è difficile prevedere che reagirà ai calci di Rutelli mandando all’aria un governo che lo sfrenato attivismo del sindaco di Roma e del suo protettore Walter Veltroni ha letteralmente strangolato. Ma anche se Amato resterà al suo posto accettando il declassamento da premier a “riserva” del centro sinistra, la sostanza non cambia. Al momento della designazione ufficiale di Rutelli a candidato premier, il governo sarà di fatto sfiduciato. Ed anche se la pavidità di Amato eviterà la crisi, la circostanza costituirà un peso insopportabile per il centro sinistra nel corso della campagna elettorale. Ma se non serve sprecare troppe parole sul modo con cui Rutelli è sceso in campo, è invece utile parlare dei toni che ha utilizzato per dare corpo al suo nuovo ruolo di aspirante premier sulla scena politica nazionale. Dal sindaco di Roma ci si aspettava un atteggiamento conseguente alla tanto strombazzata rivendicazione di giovinezza e di capacità d’innovazione. Ed in fondo per evitare delusioni non avrebbe dovuto compiere grandi sforzi. Bastava un atto di discontinuità rispetto alla tradizione della delegittimazione e della criminalizzazione dell’avversario che la sinistra di eredità leninista e stalinista porta avanti da tempo immemorabile. Sarebbe stato sufficiente definire l’antagonista Silvio Berlusconi come l’avversario da battere e non come il nemico di schiacciare, sputtanare e distruggere. Invece, il sindaco di Roma si è impossessato di tutti i toni più truculenti e beceri della propaganda post-comunista. Ed ha riempito il leader della Casa delle Libertà di una serie di insulti e contumelie che lasciano chiaramente
intendere quale sarà la piega della campagna elettorale che si svilupperà fino a primavera. Rutelli, in sostanza, ha veltroneggiato. Scimmiottando il segretario dei Ds nella sua isterica astiosità antiberlusconiana. E confermando di essere, come si dice a Roma, una “canna vuota” che suona a seconda di come viene soffiata. Per il centro destra non è una novità. Agli insulti degli esponenti della sinistra è ormai abituato da tempo. Per la coalizione di governo è invece un guaio. L’antiberlusconismo becero è solo garanzia di sconfitta.
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