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La
teoria dell'occupazione 28 settembre 2000 Il controllo di legalità vale solo per il centro destra ed i suoi rappresentanti. Quando scatta per il centro sinistra ed i suoi uomini non può e non deve valere. Tanto più se poi riguarda il candidato premier della coalizione di governo Francesco Rutelli. La tesi esposta con il solito sussiego da Massimo D’Alema riguarda la vicenda della condanna del sindaco di Roma e della sua giunta per la faccenda delle consulenze date a pioggia in dispregio delle competenze dei dipendenti comunali. Questa tesi non è, come si potrebbe pensare a prima vista, la versione garantista che i giustizialisti di sinistra adottano quando le indagini e le sentenze della magistratura riguardano loro e non gli avversari dell’area moderata. Se D’Alema avesse rivendicato il diritto di Rutelli di dichiararsi innocente da qualsiasi addebito fino a sentenza passata in giudicato, nessuno avrebbe nulla da dire. Il garantismo non può essere a senso unico. E chi si è battuto contro la gogna mediatica e la giustizia sostanziale usate ai danni di chiunque non era di sinistra, non può che difendere il pieno diritto di Rutelli a sostenere la piena liceità del proprio comportamento. Ma D’Alema non ha chiesto che le garanzie a suo tempo invocate per Silvio Berlusconi vengano riconosciute anche al candidato premier del centro sinistra. Ha sostenuto che nell’esercitare il controllo di legalità sull’operato del sindaco di Roma la Corte dei Conti ha compiuto un atto del tutto ingiustificato. E lo ha fatto non per difendere la persona di Francesco Rutelli ma per creare una rigida barriera protettiva attorno al metodo di governo che il candidato premier ha utilizzato e la Corte dei Conti ha condannato. La ragione del comportamento di D’Alema è presto spiegata. Nel difendere Rutelli ed il suo metodo l’ex presidente del Consiglio ha difeso se stesso e il metodo di governo adottato dal centro sinistra nei suoi cinque anni di governo del paese. Questo metodo è quello della pura e semplice occupazione delle istituzioni per fini clientelari. All’atto del loro insediamento i tre governi di centro sinistra che si sono succeduti nel corso della legislatura si sono preoccupati esclusivamente di premiare i propri fedelissimi piazzandoli nei posti di potere o di semplice remunerazione economica. E sulla scia del vertice del potere nazionale si sono comportati i responsabili dei poteri locali, Francesco Rutelli in
testa. Tutti, in sostanza, fatto pura e semplice clientela. E lo hanno fatto pretendendo addirittura di fissare come assioma inconfutabile il pieno diritto del centro sinistra di occupare il potere senza dover passare attraverso un controllo di legalità che per definizione può riguardare esclusivamente il centro destra. Come dire che il clientelismo e l’occupazione delle istituzioni costituiscono un atto dovuto e necessario se vengono effettuate dalla sinistra mentre rappresentano una illegalità da perseguire penalmente se provengono dalla parte politica opposta. E tutto in nome del fatto che la sinistra si considera una sorta di “aristocrazia repubblicana” a cui è permesso ciò che non può essere consentito ai non titolati. Chi ha dei dubbi su come votare alle prossime elezioni rifletta attentamente sulla singolare pretesa teorizzata da Massimo D’Alema. Di sicuro gli verrà voglia di fare la rivoluzione di primavera!
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