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  La faccia feroce
10 ottobre 2000

La parola d’ordine del centro sinistra è di “ fare la faccia feroce”. Non avendo alcuna possibilità di imporre all’opposizione una legge elettorale fatta a propria misura, i dirigenti dei partiti della maggioranza hanno deciso di dare vita alla sceneggiate delle minacce e dei toni bellicosi. Nella realtà non esiste alcuna possibilità che dalle parole passino ai fatti. Le loro uniche esigenze sono di scaricare il cerino acceso della riforma elettorale nelle mani del centro destra. E di uscire con un minimo di dignità ed onore da una vicenda in cui si sono comportati da dilettanti. Ma sbaglia chi immagina che la recita di natura elettoralistica sia destinata a rimanere priva di qualsiasi conseguenza. Non importa se il proposito di approvare a colpi di maggioranza la modifica delle legge elettorale rimarrà lettera morta. Gli effetti della minaccia si faranno comunque sentire. Per la semplice ragione che l’eccesso di ostentazione della pretesa della maggioranza di farsi da sola le regole generali non rimarrà senza traccia sul terreno politico italiano. 

La causa dipende dalla questione di fondo che l’atteggiamento del centro sinistra solleva. E’ fin troppo vero, come spesso il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ribadisce, che il Parlamento è sovrano. Ed è altrettanto vero che in linea di principio se una maggioranza parlamentare vuole cambiare una legge elettorale alla vigilia del voto può farlo senza incorrere formalmente in un delitto di lesa democrazia. Ma è ancora più vero che, soprattutto in un sistema politico bipolare in cui il confronto politico avviene tra due due blocchi contrapposti, la decisione di uno schieramento di imporre la propria legge elettorale allo schieramento opposto diventa un atto di democrazia totalitaria. La faccenda può forse andare bene in qualche repubblica balcanica, africana o sudamericana, cioè in questi paesi dove la tradizione democratica è recentissima ed ancora mal definita. Nel nostro, però, si scontra contro la prassi, che neppure il fascismo osò spezzare all’epoca della legge Acerbo, secondo cui le regole elettorali si cambiano attraverso il più ampio accordo possibile tra le forze politiche presenti in Parlamento. E cioè attraverso una intesa tra la maggioranza e l’opposizione che serve a testimoniare il carattere imparziale ed equilibrato della legge elettorale che il Parlamento approva. 

Non si tratta di una prassi oscura o disapplicata. I partiti del centro sinistra la conoscono fin troppo bene visto che l’hanno rigorosamente rispettata per tutto il corso della legislatura. Non è un caso, infatti, che nel corso di cinque anni in cui hanno goduto di una larghissima maggioranza al Senato e di un’ampia maggioranza alla Camera non abbiano mai pensato di sfruttare questo vantaggio per approvare a dispetto dell’opposizione una propria riforma elettorale. Non lo hanno fatto in nome della sacrosanta prassi che si oppone a ad atti di democrazia totalitaria. E se minacciano di farlo adesso è solo perché sono consapevoli di correre incontro alla sconfitta e vogliono disperatamente tentare di cambiare il destino.