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Meno male che parla inglese... 12 ottobre 2000 E' stata una sveglia salutare quella presa dalla diplomazia italiana all'Onu. Volevamo riformare lo statuto delle Nazioni Unite, cambiare le regole imposte dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, conquistare un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza a pari di Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia. E lo volevamo fare guidando la fronda antiamericana, spacciandoci per terzomondisti camuffati, giocando come nelle peggiori tradizioni su due tavoli diversi e, per giunta, con carte maldestramente truccate. I risultato è stato devastante. Non solo non abbiamo ottenuto la riforma dello statuto ed il posto permanente. Abbiamo anche perso il posto aggiuntivo e temporaneo. All'Italia sono state preferite la Norvegia e l'Irlanda. E questa preferenza si è manifestata con una serie di votazioni che simbolizzano perfettamente lo stato di discredito raggiunto dalla diplomazia nostrana. Su un totale di 173 voti l'Italia ne ha ottenuti appena 57. Un risultato addirittura umiliante. Non tanto perché le nazioni che ci hanno battuto sono la Norvegia e l'Irlanda, paesi che hanno tutto il diritto di partecipare temporaneamente al Consiglio di Sicurezza pur essendo di rango inferiore al nostro. Quanto perché se i due terzi dell'Assemblea dell'Onu non si è lasciata convincere da anni ed anni di intenso lavorio della nostra diplomazia, vuol dire che i nostri rappresentanti all'estero, la Farnesina ed il governo godono di un incredibile discredito. La bocciatura, in sostanza, non riguarda il paese. Riguarda i suoi rappresentanti. Ed à francamente inaccettabile che i responsabili dell'umiliante disastro, che non ha solo delle gravissime conseguenze politiche e morali ma ha soprattutto delle pesantissime ricadute negative sul terreno economico e commerciale, si aggrappino a spiegazioni puerili per giustificare il fallimento. Dicono che che a provocare il pollice verso della stragrande maggioranza dei componenti dell'assemblea dell'Onu sia stata la campagna contro la pena di morte condotta dalla diplomazia e dalla stampa italiane. Ma questa favoletta la vadano a raccontare ai gonzi che abboccano alle sciocchezze propagandistiche del buonismo di sinistra! La verità, come ha scritto giustamente Vittorio Zucconi, è che la "sconfitta all'Onu è una sconfitta dell'Italia stessa", della sua diplomazia, del suo governo e dell'intera politica estera espressa dal centro sinistra nei sui cinque anni di governo del paese. Di fronte a questa "Corea diplomatica" la politica dovrebbe avere la dignità ed il buon gusto di seguire la regola del calcio. Edmondo Fabbri, dopo la disfatta calcistica dei mondiali del '66 in Inghilterra e le relative pomodorate ricevute al ritorno in Italia, rassegnò le dimissioni dal proprio incarico. E' vero che Lamberto Dini non è stato ancora oggetto di lanci di pomodori. Per la semplice ragione che i giornali di regime hanno avuto l'accortezza di mettere la sondina alla incresciosa vicenda. Ma é ancora più vero che se avesse un briciolo di dignità si affretterebbe a chiedere scusa al paese rassegnando le dimissioni da responsabile del Ministero degli Esteri. Certo, il fallimento non è solo della Farnesina ma anche del governo e dell'intero centro sinistra. Si tratta della dimostrazione della totale inadeguatezza di una linea politica e degli uomini chiamati a realizzarla. Ma all'interno della dimostrazione inequivocabile della bocciatura complessiva del centro sinistra sulla politica estera, c'è il caso Dini che non può essere dimenticato. Meno male che conosce l'inglese ed ha grandi relazioni a livello internazionale! Grazie a queste sue qualità siano stati cacciati dal Consiglio di Sicurezza ed umiliati di fronte all'Assemblea generale. Riconsoliamoci pensando a che sarebbe successo se Dini avesse parlato solo italiano e conosciuto solo sua moglie. Nello stesso tempo, però, invitiamolo ad andare a casa ed a rimanerci. Di danni ne ha provocato a sufficienza.
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