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  Il becchino del centrosinistra
13 ottobre 2000

L'annuncio della discesa in campo di Sergio D’Antoni ha già prodotto i suoi primi effetti. Sul versante del centro destra ha provocato l’immediato nervosismo di Umberto Bossi che si è manifestato nella sortita contro la Carta dei Diritti di Strasburgo e nella rinnovata e perentoria bocciatura dell’ultima proposta di riforma della legge elettorale lanciata con la forza della disperazione dai partiti dell’Ulivo. Sul versante opposto del centro sinistra ha invece causato la nascita anticipata e tormentata della “Margherita” e le prime avvisaglie di sconquassi all’interno dell’Udeur, del Ppi e degli stessi democratici dell’Asinello. Gli effetti della vicenda D’Antoni sulla Casa delle Libertà sono sicuramente importanti e significativi. Ma non vanno enfatizzati. Umberto Bossi capisce che la nascita di un “terzo polo” centrista che punta a svuotare i bacini elettorali dei popolari, dei mastelliani e dei prodiani finisce automaticamente con il creare un fattore di riequilibrio e di bilanciamento del peso leghista all’intero del centro destra berlusconiano. 

Il leader della Lega pensa al dopo elezioni ed alla prossima legislatura. Considera già acquista la sconfitta dell’Ulivo e la vittoria della Casa delle Libertà. E teme che un “terzo polo” guidato da D’Antoni, ispirato da Giulio Andreotti e forte di un 4 o 5 per cento possa ridimensionare il ruolo della Lega all’interno del futuro schieramento di maggioranza instillando in Silvio Berlusconi la tentazione di sostituire, in caso di bisogno, i leghisti con i terzopolisti. La preoccupazione di Bossi è legittima. Ma Berlusconi ha la possibilità di eliminare immediatamente e senza grossi affanni i timori del leader del partito settentrionalista. Non deve far altro che riunire il vertice del centro destra e bocciare definitivamente quella proposta di riforma della legge elettorale. Agli occhi di Bossi è questa la strada attraverso cui i post-democristiani cislini ed andreottiani sperano di conquistare uno spazio politico significativo ed alternativo alla Lega. 

Basta bocciare definitivamente la riforma, quindi, per dimostrare a Bossi che l’alleanza tiene e non viene messa in discussione dalla nascita del partito di D’Antoni che, al massimo, può allargare l’area del centro destra senza provocare esclusioni o marginalizzazioni di sorta. Diverso, invece, è il caso degli effetti sul centro sinistra. Sull’attuale maggioranza il partito di D’Antoni è destinato a provocare conseguenze devastanti. Gran parte dei popolari e dei mastelliani meridionali è già decisa ad abbandonare il centro sinistra per finire in un “terzo polo” che non può non allearsi con il centro destra. Lo stesso vale per una fetta consistente dei Democratici e per molti di quegli iscritti della Uil e della Cgil che fino a ieri hanno votato per la sinistra e che oggi sono tentati di saltare il fosso. La “Margherita” appena nata è già sfiorita. Ed allo sfaldamento del centro del centro sinistra si aggiunge l’attacco di Antonio Di Pietro ai Ds ed a Massimo D’Alema. Tutto questo ha un solo significato. Per l’attuale maggioranza la partita elettorale è ormai definitivamente perduta. Come dire che il centro sinistra è morto e D’Antoni è il suo becchino.