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  Il silenzio dei colpevoli
19 ottobre 2000

Sarà molto interessante assistere alla Convention del 21 ottobre a Milano in cui i rappresentanti dell’ex Ulivo incoroneranno Francesco Rutelli candidato premier del centro sinistra. Non tanto per l’aspetto folkloristico di una manifestazione che è comunque destinata a seguire lo scontato copione della convention milanese dell’aprile del ‘96 dedicata all’investitura di Romano Prodi. Ci saranno i soliti rappresentanti dei partiti, i soliti esponenti della società civile, i soliti personaggi dello spettacolo, i soliti intellettuali organici e finto-disorganici. Tutto in sostanza, sarà come al solito… Magari spruzzato di qualche elemento aggiuntivo copiato dall’ultima convention democratica in cui Bill Clinton ha solennemente investito Al Gore del compito di tentare di battere il repubblicano George Bush. Ma di diverso ed innovativo non ci sarà traccia. A conferma che neppure sul piano dell’immagine il centro sinistra è più in grado di esprimere qualcosa di nuovo. L’interesse, quindi, si sposta tutto sui contenuti della manifestazione. Ed, in particolare, sul programma di governo che Francesco Rutelli sarà chiamato ad esporre secondo le regole più elementari di qualsiasi paese democratico.

Ma che dirà il sindaco di Roma che aspira a passare dal Campidoglio a Palazzo Chigi? L’interrogativo, al momento, rappresenta un mistero alla Turandot. Con la differenza che non è racchiuso in Rutelli vestito da Calef ma è infilato nei tanti e più differenti meandri della sempre più slabbrata coalizione di centro sinistra. Quale sarà, infatti, il programma del candidato premier della maggioranza? Quello dei Suslov annidati tra i Ds, i comunisti cossuttiani ed i popolari? Oppure quello degli aspiranti Blair che militano negli stessi partiti degli ortodossi dello statalismo di marca stalinista? Walter Veltroni, che è il vero responsabile dell’attuale schieramento di centro sinistra, preferisce occuparsi delle divergenze tra il Polo e la Lega sulle moschee. Ed evita accuratamente di affrontare il nodo delle posizioni programmatiche inconciliabili esistenti all’interno del centro sinistra. Ma la sua pretesa di continuare a guardare ad ogni costo la pagliuzza negli occhi altrui rifiutando di prendere coscienza della trave infilata nei propri, lo espone; ad un doppio pericolo. Non solo quello di perdere le elezioni in maniera più drammatica e devastante del previsto. E cioè di passare dalla sconfitta annunciata ad una disfatta totale. Ma anche di fare una figura barbina agli occhi dei Ds, della coalizione e dell’intero paese. 

Già adesso appare patetico il singolare silenzio con cui il segretario dei Ds ha reagito all’imbarazzante battibecco pubblico tenuto sulla piazza europea dai ministro del tesoro Vincenzo Visco e del Lavoro Cesare Salvi. Non sarà il caso che il leader dei Ds ed il “padrone” politico della coalizione resti zitto di fronte agli insulti che due ministri e due esponenti di punta del proprio partito si scambiano pubblicamente di fronte alla platea europea? Perché ha taciuto? Forse perché non sa che dire visto che il dissidio tra Visco e Salvi è proprio uno degli aspetti della inconciliabilità delle posizioni programmatiche del centro sinistra? Di questo passo è facile presumere che la prossima figura barbina sia destinata al povero Francesco Rutelli. Che dirà alla convention milanese del 21 ottobre? Parlerà del maltempo? Farà scena muta? O spiegherà che del programma se ne parlerà a data da destinarsi ed a conflitti da risolvere?