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  Un disastro provvidenziale
20 ottobre 2000

Con la scusa del maltempo, che ha disastrato le regioni settentrionali, i segretari dei partiti della maggioranza hanno deciso di declassare da “convention” a semplice assemblea la manifestazione in cui Francesco Rutelli verrà “incoronato” candidato premier del centrosinistra. Non ci sarà folklore, fronzoli, esibizioni. Tutto sarà ridotto all’essenziale. Per dare il segno della partecipazione dei partiti della maggioranza al dramma delle popolazioni colpite dalla eccezionale ondata di pioggia che ha sconvolto il Piemonte e la pianura Padana. Ma in realtà tanta misura non ha nulla a che spartire con il dolore e la solidarietà per il dramma che ha devastato il Nord e che costerà alle casse dello stato almeno mille miliardi di lire. Si tratta dell’ipocrita ed occasionale pretesto per mettere la sordina ad una manifestazione che, se venisse celebrata con la stessa pompa e clamore di quella con cui nel ‘96 l’Ulivo presentò la candidatura di Romano Prodi, manderebbe in briciole il centrosinistra e la sua speranza di contenere in termini accettabili la sicura sconfitta alle elezioni della prossima primavera.

Se l’assemblea fosse la “convention” immaginata in partenza, infatti, il candidato premier Francesco Rutelli avrebbe dovuto illustrare nel dettaglio il programma elettorale del proprio schieramento. A loro volta i segretari dei partiti della maggioranza sarebbero stati costretti a indicare il contributo delle rispettive forze politiche alla formazione del progetto complessivo che il centrosinistra vorrebbe applicare all’Italia nei prossimi cinque anni. Ed, inoltre, i rappresentanti della “ Margherita” non avrebbero potuto fare a meno di spiegare i contenuti, le caratteristiche e le finalità della nuovo fiore sbocciato all’interno della coalizione di governo. I Ds sarebbero stato obbligati a fare finalmente chiarezza sul loro proposito di federarsi con i Verdi ed i comunisti italiani. Ed i Verdi, a loro volta, non avrebbero potuto sottrarsi all’esigenza di chiarire se vogliono e possono andare avanti nel loro disegno di fare lista comune con i radicali e gli ultimi ed isolati laici rimasti attestati a sinistra. 

Ma l’eccezionale ondata di maltempo ha cancellato di colpo tutti questi doveri. E così Rutelli può fare tranquillamente a meno di illustrare un programma che non c’è e che non ci sarà fino al momento in cui non si appianeranno le enormi divergenze che lacerano la coalizione. A loro volta i segretari dei partiti della maggioranza possono esimersi dall’impegno di indicare il proprio contributo ad un programma che non esiste e che forse non forse non vedrà mai la luce. I rappresentanti della “Margherita” sono affrancati dall’impegno di disegnare un fiore che non riesce a spuntare neppure con tutto il letame di cui è circondato. Ed i Ds ed i Verdi possono rinviare alle calende greche il momento di sciogliere il nodo delle loro future alleanze. In queste condizioni non si vede il perché del declassamento della “convention” a semplice assemblea. Tanto valeva abolirla del tutto. In attesa di tempi migliori o, facendo tutti i debiti scongiuri, di una nuova piena del Po.