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L’occasione del bello senz’anima 24 ottobre 2000 Anche il caso Lojacono entra in campagna elettorale. Francesco Rutelli nega l’esistenza di qualsiasi rapporto tra il Pci ed il terrorismo rosso degli anni Settanta. E lo fa, a dispetto delle affermazioni del diretto interessato Alvaro Lojacono, ex brigatista latitante e reo confesso di molti omicidi compiuti durante gli anni della lotta armata, per evitare di dare a Silvio Berlusconi il vantaggio di riaprire il capitolo oscuro dei collegamenti politici, culturali ed umani tra gli uomini di Botteghe Oscure e quelli della violenza terroristica. Rutelli non sa nulla di Lojacono, della lotta armata e della lunga e solida linea rossa che unisce per un cinquantennio il Pci alla sua ala più estremistica ed intransigente. Quella che voleva le rivoluzione comunista al tempo della Resistenza e che, generazione dopo generazione, ha continuato tenacemente non solo a coltivarne il mito ma anche a tentare di realizzarla in concreto. Ma pur ignorando storia e cronaca assicura e garantisce che le rivelazioni di Lojacono non hanno alcun fondamento. O solo le follie di un disturbato mentale per la lunga latitanza o le bugie di chi vuole rendere un servizio elettorale al centro destra confermando le sue accuse ai “comunisti” ed alla loro “violenza rossa”. Il tentativo del sindaco di Roma di preservare la principale componente del centro sinistra da una nuova ondata di polemiche sul proprio passato è talmente smaccato da apparire ridicolo. A smentirlo ci sono le più avanzate ricerche, quelle che sono riuscite a superare il muro di silenzio e di omertà innalzato dalla nomenklatura degli storici organici allevati dal partito che oggi si atteggia a post comunista. E, soprattutto, ci sono le testimonianze umane dei testimoni diretti di quegli aventi tragici. Su Lojacono e su i suoi rapporti con il Pci , ad esempio, basta leggere quanto scritto ieri sulla “Stampa” dal giornalista Pietro Petrucci, che di sicuro non può essere considerato un simpatizzante del centro destra e dell’anticomunista viscerale Silvio Berlusconi. Petrucci non ha fatto analisi politiche o ricostruzioni storiche. Ha raccontato il dramma di un padre, quello di Lojacono, per un figlio che aveva la tendenza a cacciarsi nei guai con la legge in nome dell’antifascismo militante. Il povero Lojacono senior, che era un economista noto ed un militante comunista di rilievo, “bussò a tutte le porte” per riuscire a “spedire il figlio lontano dall’Italia”, “in un qualche paese dove potesse smettere di fare danni ed evitare una morte violenta o la galera a vita”. Infine, ricorda Petriucci, dopo tanto girare a vuoto “con più fortuna bussò alla porta del Pci, dove era conosciuto e rispettato”. Ed il Pci, come ha ricordato il brigatista Lojacono, lo aiutò ad espatriare clandestinamente in Algeria. Ma in quegli anni, e siamo alla fine degli anni Settanta e subito dopo l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, il Pci che fece fuggire il brigatista rosso responsabile di una lunga lista di atti di terrorismo, non era forse lo stesso Pci che in nome della difesa dello stato proclamava la linea della fermezza e la lotta ad oltranza ad ogni forma di eversione? Per Rutelli un così intricato e drammatico groviglio di contraddizioni non esiste. Prenderne atto significherebbe dare un vantaggio al proprio avversario Silvio Berlusconi. Ma è proprio questa la dimostrazione inequivocabile che il candidato premier della sinistra non ha la stoffa del grande leader politico. E' soltanto un "bello senz'anima". Se avesse coraggio prenderebbe la palla al balzo per tentare di strappare al centro destra la bandiera della libertà e della verità. E promuoverebbe lui stesso quel processo di revisione dell'album di famiglia della sinistra italiana che i Ds si sono sempre rifiutati di compiere e che giustificano in pieno l'esistenza dell'anticomunismo di Berlusconi e della stragrande maggioranza del paese.
Ma il coraggio non c'è. E la statura neppure. Con tutto quello che ne consegue…
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