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  Qualche domanda per Enzo Bianco
31 ottobre 2000

Il ministro dell’Interno Enzo Bianco ha commesso una imperdonabile ingenuità nella vicenda del falso rapimento Lorenzi. Poteva attendere le prime indicazioni delle indagini ed ascoltare gli inquirenti che fin dall’inizio avevano manifestato le loro perplessità nel catalogare l’episodio come un sequestro di persona per mano dei banditi sardi. Invece si è fatto prendere dalla solita smania di protagonismo ad ogni costo che gli provoca attacchi di inarrestabile logorrea. Ed è tornato ancora una volta a scivolare sulla propria leggerezza finendo, come sempre accade in questi casi e come già gli accaduto spesso, con il sedere per terra. La faccenda, ovviamente, non stupisce più di tanto. L’opinione pubblica del paese ha ormai fatto il callo alla superficialità del responsabile del Viminale . E non si preoccupa eccessivamente se quest’ultimo non perde occasione per rafforzare la propria fama di pasticcione e di incontinente parolaio. Al massimo vede aumentare la propria sfiducia nei confronti delle istituzioni. E crescere ulteriormente la propria voglia di cambiare quella classe dirigente espressa da centro sinistra che in cinque anni di governo ha compiuto solo danni. 

Ma se si può perdonare al ministro Bianco per la vicenda Lorenzi, non si può essere egualmente generosi nei suoi confronti nella questione dell’inchiesta sulla pedofilia clamorosamente riaperta ieri dal responsabile di “Telefono Arcobaleno” don Fortunato Di Noto. Il sacerdote, che fino ad ora ha collaborato con i magistrati di Torre Annunziata nella inchiesta sulla pedofilia, ha annunciato che da questo momento in poi non aiuterà più nessuno in segno di protesta per l’insensibilità mostrata dai ministri Enzo Bianco e Livia Turco nei confronti del fenomeno dello sfruttamento sessuale dei bambini. E don Di Noto non si è fermato qui. Ha anche aggiunto che, essendo a conoscenza di “fatti gravi” e non avendo fiducia nei rappresentanti del governo, si rivolgerà e parlerà solo con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per spiegare e svelare le proprie informazioni. 

Se la sortita del sacerdote fosse stata isolata si sarebbe potuto pensare alla insolita trovata di un prete un po’ esibizionista. Ma don Di Noto ha avuto la immediata e piena solidarietà del Procuratore di Torre Annunziata Alfredo Ormanni. E quindi la faccenda cambia radicalmente aspetto ed investe direttamente i compiti, le funzioni e la responsabilità del ministero dell’Interno. Perché Bianco, tanto pronto a sproloquiare su ogni argomento, tace e minimizza sulla questione della pedofilia? In qualità di responsabile del Viminale conosce o non conosce i “fatti gravi” citati da don Di Noto? E se li conosce perché non li affronta e li rende noti ad una opinione pubblica nazionale che non ha alcun bisogno di essere cloroformizzata solo sul tema della pedofilia? Enzo Bianco, in sostanza, è chiamato a rispondere ad un preciso interrogativo sollevato dalla uscita del sacerdote di “Telefono Arcobaleno” e dalla successiva dichiarazione del Procuratore Ormanni. Che c’è dietro la facciata dell’inchiesta sulla pedofilia? Quali vicende e quali persone vengono tenute nascoste e sono talmente importanti e clamorose da poter essere riferite solo al Capo dello Stato? 

A questi interrogativi il titolare del Viminale è tenuto a dare risposte rapide ed esaurienti. Se non lo dovesse fare, o peggio, se dovesse sbrodolare sciocchezze come nel caso Lorenzi, sarebbe meglio se si facesse da parte. Di guai ne ha già combinati abbastanza. E non c’è affatto bisogno che sulla questione delle pedofilia il governo italiano compia gli stessi errori commessi a suo tempo da quello belga.