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La conversione del sindaco 3 novembre 2000 Anche Francesco Rutelli si è convinto che il centro sinistra non può sperare di sfuggire all’appuntamento delle elezioni. E che il voto non potrà essere rinviato alle calende greche come avrebbero voluto i suoi alleati ma dovrà essere necessariamente anticipato di qualche settimana rispetto alla scadenza naturale della legislatura del 9 maggio del 2001. Nella coalizione rappresentata dall’uscente sindaco di Roma qualcuno si chiede la ragione della inattesa conversione di Rutelli al buon senso sconosciuto agli altri esponenti del centro sinistra. Ed i più ingenui sostengono che la conversione sia dovuta alla volontà del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di mettere in condizione il paese di avere un governo funzionante prima degli impegni internazionali di luglio. Ma la causa della conversione è molto più complessa. Ed i più smaliziati, pur dando per scontato che la volontà del capo dello Stato sia destinata comunque a prevalere su ogni altra considerazione, sanno perfettamente che sul candidato premier del centrosinistra hanno influito almeno altri due fattori precisi. Il primo riguarda l’assoluta necessità di Rutelli di fare conto sulle elezioni anticipate per aggirare la norma che impone ai sindaci delle grandi città intenzionati a candidarsi alle elezioni politiche di dimettersi dal proprio mandato sei mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Con il voto anticipato Rutelli può evitare di uscire dal Campidoglio il 9 novembre e può rimanerci fino alla immediata vigilia dell’apertura della campagna elettorale. Con tutti i vantaggi, già sperimentati abbondantemente durante la campagna comunale del ’97, che l’intreccio tra il ruolo di sindaco di Roma e di candidato premier del centrosinistra comporta. Da adesso in poi e fino a febbraio, in sostanza, ogni iniziativa ed atto del Campidoglio si tradurrà in uno spot elettorale per Rutelli. Dall’approvazione in extremis del Piano Regolatore di Roma alla chiusura dell’anno del Giubileo. E tutto alla faccia di una forma di conflitto d’interessi diversa da quella che gli esponenti della maggioranza contestano a Silvio Berlusconi ma carica di conseguenze politiche molto più pesanti. E’ possibile che una volta alla guida del governo gli interessi di Berlusconi possano in qualche circostanza confliggere con quelli generali. Ma è assolutamente certo che in campagna elettorale la copertura istituzionale di sindaco di Roma assicuri al candidato premier del centrosinistra un ingiustificato vantaggio rispetto al concorrente della Casa delle Libertà a dispetto, se non della norma, almeno dello spirito della legge sulla par condicio. Accanto a questa ragione gioca poi un secondo argomento di non minore importanza. Rutelli sa bene che non gli basterebbe la più lunga campagna della storia dell’Italia repubblicana per recuperare il terreno elettorale perduto dal centrosinistra in cinque anni di fallimentare governo del paese. E non basta. Il candidato premier della sinistra sa anche meglio una campagna elettorale troppo lunga non solo non lo mette in condizione di recuperare ma rischia di fargli perdere anche quel poco su cui può contare oggi. Quanti voti perde al giorno una
coalizione che a pochi mesi dal voto non riesce ed esprimere un programma comune perché i suoi componenti sono in lite perenne tra loro? Anche Rutelli, quindi, ormai pensa al dopo elezioni ed al proprio futuro nella prossima legislatura. E per questo si è convinto che per lui è molto meglio perdere dignitosamente votando ad aprile che perdere rovinosamente arrivando a giugno ed
allo sfarinamento totale del centrosinistra. |