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Quando le regole sono condivise 9 novembre 2000 Ancora una volta gli Stati Uniti impartiscono al mondo una grande lezione di democrazia e di civiltà. Nessun altro paese avrebbe assistito con la tranquillità e la serenità di cui hanno dato prova i cittadini americani alla raffica di colpi di scena offerti dallo spoglio dei voti per Bush e Gore. In Italia, in particolare, una vicenda del genere non si sarebbe mai potuta verificare. Immaginiamo uno scenario con Silvio Berlusconi nei panni di Bush, Francesco Rutelli in quelli di Gore e con la necessità di dover effettuare un secondo conteggio dei voti in una regione guidata, come la Florida, dal fratello del candidato repubblicano, da un personaggio vicino al candidato premier della Casa delle Libertà. Se qualcuno volesse sbizzarrirsi con la fantasia potrebbe addirittura rendere perfetto il parallelismo immaginando la regione paragonata alla Florida governata dal fratello di Berlusconi, Paolo. Ma evitiamo di arrivare ad un estremo che nel nostro paese verrebbe preso a pretesto per dare vita ad un clima da pre-guerra civile. Ed atteniamoci allo scenario più semplice possibile, senza fratelli di sorta su cui innestare la speculazione sulla speculazione. In questo caso, con Berlusconi-Bush separato da un pugno di voti da Rutelli-Gore e con l’esigenza di dover aspettare l’esito della verifica dei voti affidata ad una commissione presieduta da un uomo dichiaratamente di parte, le lunghe ore di attesa sarebbero state contrassegnate da una mobilitazione di piazza dell’intera sinistra italiana diretta a realizzare una grande vigilanza popolare contro la sicura eventualità di brogli, pastette e possibili colpi di stato compiuti ai danni della “parte migliore” del paese. Altro che il significativo silenzio tenuto dai due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti! Altro che telefonate prima per riconoscere la sconfitta e poi per disconoscerla in attesa dell’esito dei nuovi conteggi! Rutelli, con il concorso del popolo dei fax, di quello di Seattle, di quello vetero e post-comunista, dei centri sociali , della Cgil , dei cattolici impegnati, delle associazioni del volontariato assistito e , naturalmente, di tutti gli intellettuali ed i personaggi del cinema e dello spettacolo in cerca di contratti e di scritture, avrebbe minacciato di ora in ora l’assalto al Palazzo d’Inverno del Viminale. Ed a Berlusconi-Bush non sarebbe rimasta altra possibilità che rimanere rinserrato ad Arcore od a via del Plebiscito nella speranza di veder passare la buriana senza essere
costretto a ricorrere a sua volta a esibizioni di forza destinate ad innescare un processo irreversibile ed inarrestabile di scontro e di violenze. Negli Stati Uniti, invece, nulla di tutto questo. I democratici non hanno minacciato nessuno e non hanno neppure ipotizzato la eventualità che nel segreto dell’urna il fratello di Bush possa avere più occhi e più mani dell’Onnipotente. I repubblicani, a loro volta, non si sono preparati alla possibilità di passare alla resistenza fisica per poter vedere rispettate le loro ragioni. Tutti si sono fidati di tutti. In nome delle regole della democrazia e della civiltà. Per questo dobbiamo ancora una volta ringraziare l’America e perseguire quel modello e non altri. A dispetto di quella sinistra che si dice americana ma che è ancora ferma al massimalismo estremista del secolo passato. |