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  Le contraddizioni del candidato dell’Ulivo
14 novembre 2000

Francesco Rutelli sostiene che “per vincere l’Ulivo deve cambiare”. E si propone come l’unico in grado non di rappresentare la continuità rispetto al passato ma di saper proporre una valida ed innovativa ricetta di governo della sinistra per il futuro. Chi vive a Roma reagisce all’apodittica affermazione del candidato premier del centro sinistra rilevando che una predica proveniente da quel pulpito non può essere presa sul serio da nessuno. I sette anni di amministrazione della Capitale da parte di Francesco Rutelli passeranno alla storia come la più grande occasione perduta da parte di Roma dal Rinascimento in poi. Se Giulio II avesse potuto investire nella ricostruzione dell’urbe l’equivalente della massa di miliardi data al candidato premier del centro sinistra per il Giubileo della fine del secondo millennio, avrebbe fatto costruire un centinaio di cupole di San Pietro. Con tanta grazia di Dio, invece, Rutelli è riuscito a realizzare un “sottopassino” vicino a Castel Sant’Angelo, un parcheggio sotto il Gianicolo ed una ripulitura di alcune piazze del centro che in ogni caso sarebbe stata realizzata nel quadro della normale manutenzione della città con il maggior numero di monumenti del mondo. 

Non c’era bisogno del tanto decantato “piacione” per ottenere risultati così ridicoli e sproporzionati rispetto all’importanza della città, dell’Anno Santo e della dimensione degli investimenti effettuati. Bastava un “brutto” qualsiasi e, senza l’ossessione di apparire ad ogni costo, avrebbe fatto molto meglio badando più alla sostanza che all’aspetto più sciocco della forma. Ma se i romani non hanno dubbi nel reagire con fastidio agli annunci di innovazione del candidato premier del centro sinistra, anche i non romani sono obbligati a tenere un atteggiamento analogo. A spingerli in questa direzione è lo stesso Rutelli con la sua singolare pretesa di porsi come l’uomo in grado di cambiare in senso positivo la politica del centro sinistra. Su questa bizzarra pretesa, infatti, gravano due contraddizioni di fondo. 

La prima è che se Rutelli vuole modificare la linea strategica e programmatica della propria maggioranza vuol dire che considera sbagliata quella portata avanti fino ad ora. In un colpo solo, in sostanza, il sindaco di Roma condanna ed azzera l’operato di Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato. E fornisce il più significativo ed autorevole avallo alla campagna elettorale di Silvio Berlusconi tutta impostata sulla necessità di operare un radicale cambiamento rispetto all’operato del centro sinistra. La seconda contraddizione è la diretta conseguenza della prima. Se è lo stesso candidato premier del centro sinistra a bocciare l’esperienza di governo del centro sinistra, non si vede perché gli italiani dovrebbero tornare a dare fiducia ad uno schieramento che non convince neppure il suo principale rappresentante.Forse perché Rutelli promette che si comporterà così come si è comportato a Roma? Chi ha dubbi in proposito tenga sempre in mente il paragone con Giulio II. E si regoli di conseguenza...