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  La maschera caduta
16 novembre 2000

Cade finalmente la maschera. Quella che il centro sinistra aveva costruito attorno alla proposta di riforma elettorale portata avanti in nome dell’esigenza assoluta di fissare regole in grado di garantire la governabilità del paese meglio del “mattarellum”. Nessuno ha dimenticato il tormentone che i dirigenti dei partiti della maggioranza hanno realizzato nei mesi passati sostenendo che l’approvazione del loro progetto di riforma elettorale era l’unica cartina di tornasole del grado di democraticità delle forze politiche. Come dire che chi era d’accordo con loro poteva avere la patente di democratico doc. E chi non lo era doveva essere marchiato con il timbro indelebile dell’inguaribile antidemocratico. Tutti, inoltre, ricordano perfettamente l’insistenza con cui gli stessi dirigenti del centro sinistra hanno cercato di scaricare nelle mani degli esponenti del centro destra il cerino acceso della riforma elettorale. Ed il clamore con cui hanno reagito alla decisione definitiva dei partiti della Casa delle Libertà di rinviare alla prossima legislatura l’ipotesi della riforma elettorale per l’evidente impossibilità di arrivare ad una larga intesa tra tutte le forze politiche. 

Ebbene, perché il centro sinistra chiedeva con tanta insistenza una nuova legge elettorale caratterizzata da un parziale ritorno al sistema proporzionale? La risposta è venuta dal vertice tenuto in tutta fretta tra Francesco Rutelli ed i leader dei partiti del proprio schieramento dopo il voto al Parlamento Europeo in favore della Carta dei Diritti della Ue. Senza quella riforma Rifondazione Comunista si rifiuta di rinnovare la desistenza del ‘96 e presenta i propri candidati al Senato. E senza i voti del partito di Fausto Bertinotti il centro sinistra non solo va incontro ad una sconfitta ma è fatalmente destinato a subire una gigantesca ed irreparabile disfatta. Il vertice dell’aeroporto, in sostanza, ha dimostrato in maniera incontrovertibile che il centro sinistra vuole riformare la legge elettorale solo per il proprio interesse diretto e personale. 

La governabilità del paese non c’entra affatto. E’ il pretesto moralistico dietro il quale si nasconde la crescente disperazione per una sconfitta annunciata che può essere mitigata esclusivamente da un accordo elettorale tra il centro sinistra e Rifondazione Comunista. A far cadere questa maschera non è stato un malevole esponente dell’opposizione o un disattento esponente minore della maggioranza preoccupato delle resistenze di Bertinotti alle richieste di aiuto dei segretari dei partiti della coalizione governativa. E’ stato lo stesso candidato premier Francesco Rutelli che ha candidamente confessato che senza la riforma elettorale e senza la desistenza con Rifondazione la partita elettorale del centro sinistra è persa in partenza. Le parole del sindaco di Roma hanno un doppio effetto. Per un verso confermano che il centro destra ha fatto benissimo a resistere alla truffa ordita ai suoi danni dal centro sinistra. Per l’altro mettono definitivamente in pace la coscienza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che tanto si era battuto affinché la legislatura si concludesse con la correzione del “mattarellum”. Il centro sinistra voleva imbrogliare anche lui.