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Un pericolo chiamato Rutelli 17 novembre 2000 E' legittimo che chi si candida a premier del paese persegua con la massima determinazione il proprio progetto. E quindi è del tutto comprensibile che Francesco Rutelli non si arrenda di fronte ai sondaggi che gli preannunciano una sconfitta bruciante e si impegni allo spasimo nel tentativo di ribaltare i pronostici e di vincere la partita più difficile della propria vita. Ma la legittimità dell’operazione e la sua comprensibilità non possono essere illimitate. Il loro limite, preciso ed invalicabile, è l’interesse generale del paese. E se questo limite viene scavalcato la condanna deve essere netta ed inequivocabile. Francesco Rutelli ha già compiuto un primo scavalcamento. Qual è l’interesse generale del paese in questa campagna elettorale che si preannuncia come la più lunga e drammatica dell’intera storia della Repubblica? La risposta è semplice. Gli italiani non avvertono alcuna necessità di ripiombare in un clima da guerra civile e pretendono che la competizione elettorale venga celebrata in una atmosfera priva di inutili tensioni e caratterizzata dal rispetto reciproco delle regole e della convivenza civile. Francesco Rutelli ha già scavalcato il limite dell’interesse generale del paese. Lo ha fatto con la sua truffaldina interpretazione della legge che impone ai sindaci decisi a candidarsi al Parlamento di dimettersi con sei mesi d’anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Ed ora, grazie a questa forzatura dello spirito e della lettera della norma, si concede il grande lusso di condurre la propria campagna elettorale nella qualità di sindaco di Roma in carica e con ampie possibilità di spesa. Ma Rutelli non sembra disposto ad accontentarsi di andare alla ricerca di voti sfruttando i benefici offerti da una poltrona di sindaco della Capitale che avrebbe dovuto abbandonare il 9 novembre. Vuole molto di più. E nel disperato tentativo di rincorrere in qualche modo Silvio Berlusconi ora pretende di mettere a ferro ed a fuoco il Parlamento per far passare quella riforma elettorale che gli potrebbe consentire di ricucire i rapporti tra il centro sinistra e Rifondazione Comunista e tentare di sfuggire alla incombente batosta elettorale. Il candidato premier della maggioranza sa bene che non esistono i tempi tecnici per l’approvazione di una qualsiasi riforma elettorale. E sa anche meglio che tentare di cambiare a proprio esclusivo vantaggio le regole del gioco nell’immediata vigilia delle elezioni costituisce un atto che manda in briciole qualsiasi speranza di chiudere la legislatura in un clima da paese normale. Di fronte ad un eventuale tentativo del centro sinistra di forzare la mano i parlamentari della Casa delle
Libertà non potranno fare a meno di reagire bloccando l’intera attività parlamentare e denunciando nel paese un tentativo di colpo di mano dall’aspetto fin troppo golpistico. Questo significa che il cammino della finanziaria rischia di bloccarsi e che la campagna elettorale diventa una fornace
incandescente dalle conseguenze del tutto imprevedibili. Se Rutelli vuole correre questo rischio scavalcando il limite dell’interesse generale del paese si accomodi pure. Troverà pane per i propri denti. Ma, soprattutto, si scaverà la fossa elettorale con le proprie mani. Gli italiani non hanno alcuna voglia di ripiombare nel passato per assecondare le smodate ambizioni del “bello senz’anima”. E sono pronti a punirlo sonoramente. Tanto più che comunque è già destinato ad essere sconfitto. |