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  Giuliano Amato pensa al futuro
21 novembre 2000

Il presidente del Consiglio Giuliano Amato pensa al futuro. Sa bene che Francesco Rutelli è destinato al massacro elettorale. E sa anche meglio che questa amara sorte non riguarderà solo il candidato premier del centrosinistra ma anche tutti gli attuali massimi dirigenti dei Democratici di sinistra, dall’aspirante sindaco di Roma Walter Veltroni fino all’aspirante presidente della Quercia Massimo D’Alema. Così, in vista di un futuro niente affatto lontano in cui l’attuale maggioranza diventata opposizione dovrà rinascere dalle proprie ceneri e trovarsi nuovi e più solidi punti di riferimento, Giuliano Amato ha deciso di “fare” qualcosa di sinistra. La Cgil chiede che la legge finanziaria preveda la riforma del Tfr sotto forma di semplice emendamento che non può assolutamente prevedere tutte le altre questioni connesse alla decisione di togliere la liquidità alle aziende dedicando gli accantonamenti per le liquidazioni ai fondi pensione. Ecco che Amato si affretta a raccogliere concretamente la richiesta di Sergio Cofferati. E, per nulla preoccupato delle rimostranze della Confindustria che giustamente chiede di affrontare la riforma del Tfr insieme a quella delle pensioni, parte lancia in resta nella direzione indicata dalla Cgil. Si tratta, in sostanza, di un classico atto “a futura memoria”. 

Il presidente del Consiglio si mette in linea con quel nocciolo duro della sinistra che dopo le elezioni rappresenterà la indispensabile base di ogni ricostruzione e rifondazione della nuova opposizione. E crea le condizioni per tornare in campo da protagonista subito dopo le elezioni abbandonando la panchina in cui è stato relegato a vantaggio Francesco Rutelli. Il disegno è fin troppo chiaro. Amato non vuole rimanere a vita una “riserva” della sinistra. Pensa alla propria attività nella prossima legislatura. Ed operando oggi concretamente in linea con l’intangibile retroterra sociale del fronte progressista si candida, magari in compagnia di Sergio Cofferati, a raccogliere le bandiere della sinistra che verranno lasciate sul campo dai vari Rutelli, Veltroni e D’Alema. Questo piano è praticamente perfetto. Tranne che per un piccolo particolare che però può risultare determinante per la sua riuscita. Il governo sarà in grado di andare fino in fondo sulla riforma del Tfr facendo approvare dalla propria maggioranza l’emendamento voluto dalla Cgil e contestato dalla Confindustria e dalla Casa delle Libertà? 

L’interrogativo non è di poco conto. E’ vero che l’approssimarsi delle elezioni spinge le forze della coalizione a serrare i ranghi nel timore di arrivare talmente lacerate alla campagna elettorale da trasformare la prevedibile sconfitta in una irreparabile disfatta. Ma è altrettanto vero che non tutti, all’interno della maggioranza, possono accettare di sostenere un provvedimento totalmente sballato nel merito e che è funzionale solo ai progetti personali di Amato e Cofferati. Anche gli esponenti dei cespugli centristi hanno il problema di guardare oltre la campagna elettorale e di trovare uno spazio politico da cui ricominciare dopo la sconfitta. Possono permettersi di rinunciare al proprio futuro per garantire quello di Amato? Il dilemma sulla tenuta del governo dipende da questo interrogativo. Il che dovrebbe mettere in forte allarme il Presidente del Consiglio. I cespugli dell’Ulivo non hanno mai avuto dubbi nell’applicare la regola del “mors tua, vita mea”.