![]() |
|
I colpi di coda dei disperati 23 novembre 2000 La certezza di perdere fa brutti scherzi. Spinge Francesco Rutelli a pretendere che il Parlamento realizzi nel giro di appena qualche settimana ciò che non è riuscito a fare in cinque anni di legislatura. E cioè una legge elettorale fatta a misura della assoluta esigenza del candidato premier del centrosinistra di recuperare l’alleanza con Rifondazione comunista per contenere in qualche modo le dimensioni della sconfitta. Non importa se una forzatura del genere sarebbe vissuta dalla maggioranza del paese come l’ennesimo colpo di stato formalmente legale a cui la sinistra ha costantemente fatto ricorso dagli anni Novanta ad oggi per conquistare e mantenere il potere in Italia. Rutelli ed i suoi sostenitori non sembrano affatto preoccupati del rischio di provocare l’ennesima lacerazione al comune sentire democratico del paese. L’importante è raggiungere comunque lo scopo, quello di tentare l’impossibile per sfuggire alla sconfitta. E chi se ne importa se il prezzo da pagare è di ricreare un clima da guerra civile strisciante a cui la parte più avanzata e moderna della sinistra sembrava aver rinunciato da qualche anno a questa parte. Ma la paura non produce solo i tentativi di truffa elettorale del sindaco uscente di Roma. Ci sono i colpi di coda del presidente del Consiglio, della maggioranza e delle sue forze di supporto che non riguardano solo la legge finanziaria con la falsa riforma del Tfr ma investono soprattutto le condizioni generali in cui si dovrà svolgere la prossima campagna elettorale. La “cavalleria” giudiziaria è già partita al galoppo, secondo la ormai consolidata tradizione che si ripete e si rinnova dal ‘92 ad oggi con micidiale puntualità ad ogni occasione elettorale. E’ vero che ormai gli effetti dell’azione degli squadroni giudiziari sono esattamente contrari rispetto a quelli voluti. L’eccesso di criminalizzazione è talmente strumentale da provocare l’automatica beatificazione dei soggetti colpiti. Ma è altrettanto vero che i colpi di picca degli ussari delle procure determinano un clima di tensione crescente in cui si inseriscono dei veri e propri attacchi ed intimidazioni alle libertà dell’opposizione condotti direttamente dai responsabili del centrosinistra e dai loro sostenitori. In questo quadro si colloca la radiazione di Vittorio Feltri ad opera dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ed il sostegno immediato dato all’iniziativa liberticida dal segretario della Federazione della Stampa Paolo Serventi Longhi. E, soprattutto, il tentativo di colpo di mano studiato dal sottosegretario Chiti e dal responsabile dell’informazione dei Ds Giuseppe Giulietti per chiudere la bocca ai pochi giornali d’opposizione che usufruiscono del finanziamento pubblico in quanto organi di movimenti politici. L’obbiettivo di questo colpo di mano è duplice. Si vuole compiere una ritorsione verso il centrodestra per bilanciare la morte de “L’Unità” con qualche ferita mortale a “L’opinione delle libertà”, al “Foglio”, al “Roma” ed a “Libero”. E si cerca disperatamente di spegnere alcune tra le poche voci decise a portare avanti battaglie di libertà in un panorama giornalistico nazionale contrassegnato dall’omologazione ulivista nei grandi media e da una feroce ed ossessiva egemonia post-comunista su tutti i mezzi di comunicazione del paese. La paura della sconfitta, in sostanza, risveglia la natura profondamente autoritaria della sinistra e la spinge a compiere atti destinati ad alterare le regole della libera concorrenza democratica nel periodo della campagna elettorale. Servisse a qualcosa avrebbe anche un senso. Ma tanto Rutelli ed i suoi compagni perderanno lo stesso. E si dovranno assumere la responsabilità dei loro disperati colpi di coda autoritari. |