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  La contraddizione coerente
2 dicembre 2000

E' un numero particolare quello odierno de “L’opinione delle libertà”. E’ interamente dedicato a due avvenimenti che apparentemente sembrano non solo differenti e distanti tra loro ma addirittura alternativi e pesantemente antagonisti. Da un lato il congresso di Polo Laico e dall’altro l’inizio delle votazioni on line del partito radicale. La ragione di questa apparente contraddizione è la stessa che mi ha spinto a partecipare al convegno del Parco dei Principi che ha segnato la nascita di Polo Laico e ad accettare la richiesta di candidarmi alle elezioni on line di radicali nella lista guidata da Ernesto Caccavale e caratterizzata dalla presenza di Vittorio Sgarbi, Marco Taradash e Mario Landolfi. Questa ragione è la coerenza. Sono da sempre convinto che solo una significativa presenza di forze d’ispirazione liberale e laica possa garantire un corretto sviluppo della democrazia italiana. Lo ero quando il compromesso storico tra i grandi partiti cosiddetti “popolari” sembrava aver chiuso il paese nella ferrea ed autoritaria morsa cattocomunista. Lo ero quando la rivoluzione giustizialista degli anni 90 ha minato le basi dello stato di diritto fondato sui valori della libertà individuale e sulla tripartizione dei poteri dello stato. Ed, a maggior ragione, lo sono adesso, dopo cinque anni di governo delle sinistre che ha dato vita alla riedizione sbiadita ma egualmente autoritaria ed illiberale della vecchia formula della solidarietà nazionale tra la sinistra di matrice cattolica e la sinistra di discendenza marxista. 

Come si deve realizzare questa presenza delle forze liberali e laiche nel panorama politico nazionale? Molti credono che l’unica forma possibile sia quella di riprodurre i vecchi partiti della Prima Repubblica. Altri pensano di adeguare ai tempi (comprese le trasformazioni tecnologiche) il solo partito riuscito a sopravvivere nella transizione tra Prima e Seconda Repubblica, e cioè il gruppo dei radicali di Marco Pannella. Altri ancora di dare vita ad aggregazioni politiche nuove capaci di diventare l’elemento di coagulo di un’area che, come il sondaggio Unicab di cui riportiamo i risultati più significativi testimonia in maniera inequivocabile, occupa un largo ed inaspettato spazio nella società italiana. Per quanto mi riguarda non sono affatto interessato alla questione della forma in cui i laici debbono essere presenti sulla scena politica italiana. Ed, anzi, sulla base dell’esperienza fatta in questi anni e costellata di fallimenti costanti di operazioni di rifondazione, fondazione o rafforzamento di partiti morti, partiti virtuali e partiti surgelati sono assolutamente convinto che l’incapacità dei dirigenti politici laici di entrare in sintonia con l’Italia laica svelata da Unicab, dipenda proprio dall’ossessione per la forma e dal disinteresse per la sostanza. 

Troppi personaggi dell’area laica sono convinti di poter svolgere attività politica solo mediante partiti ritagliati sulla propria persona. E’ vero che l’individualismo è l’elemento distintivo di qualsiasi liberale degno di questo nome. Ma è altrettanto vero che quando l’individualismo si trasforma in personalismo non esiste alcuna possibilità di dare rappresentanza politica alla società italiana. E l’unica attività politica possibile è quella rivolta alla soddisfazione del semplice interesse personale. Per me, quindi, è del tutto indifferente sapere se i valori liberali saranno difesi dal Polo Laico, dal Partito Liberale o da Marco Pannella. Per questo sono stato e continuerò ad essere pronto a dare il mio contributo alle iniziative di queste formazioni politiche rivolte a portare avanti battaglie di libertà. 

Non mi sento affatto in contraddizione se partecipo alle manifestazioni del Polo Laico, del Partito Liberale e dei radicali. Lo faccio nel più assoluto rispetto di una coerenza di fondo che mi spinge a puntare alla sostanza piuttosto che a preoccuparmi della forma. Sulla base della stessa coerenza, dal ‘94 ad oggi, sui giornali, sulle televisioni, sulle radio ed in tutte le occasioni pubbliche che mi sono state offerte, ho sostenuto le battaglie di Forza Italia contro il centro sinistra ed il “regimetto” cattocomunista creato dai governi Prodi, D’Alema e Amato. Il nostro sarà pure in sistema bipolare bastardo. Ma impone comunque di compiere una scelta. E, per quanto mi riguarda, questa scelta non ho avuto esitazioni a farla, continuo a sostenerla con la stessa passione e tento di farla condividere anche da quelli che in nome del maggioritario tentano di riesumare un proporzionale polverizzato utile alle piccole fazioni. L’unica possibilità di dare rappresentanza politica all’Italia liberale e laica passa attraverso un rapporto diretto con Forza Italia e l’intera Casa delle Libertà. 

Fuori di questo rapporto non c’è che la marginalizzazione politica come piccolo nucleo extraparlamentare collocato nella terra di nessuno tra centro destra e centro sinistra. O, peggio, l’assorbimento fino alla totale scomparsa all’interno di uno schieramento di centro sinistra erede del compromesso storico e nemico da sempre dell’identità liberale. Dal mio punto di vista, quindi, non importa se Polo Laico formerà liste elettorali autonome, se lo farà insieme ai socialisti, ai repubblicani ed ai liberali. E non interessa neppure se la lista on line in cui figuro insieme a Sgarbi, Taradash e Landolfi arriva prima o ultima nello spoglio tramite Internet. Ciò che interessa è che si trovi la formula migliore per vincere la battaglia elettorale contro la sinistra nella prossima primavera. A vittoria ottenuta si potrà aprire il discorso di un maggiore equilibrio tra le diverse componenti della futura maggioranza. Primum vincere. Il resto poi. Dentro o fuori Forza Italia. Con o senza il proprio marchietto. Anche perché ciò che conta non sono i simboli. Solo le idee.