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Contro l’Ulivo, il telecomando 5 dicembre 2000 Parte molto male la campagna elettorale del centro sinistra. All’insegna del più smaccato e vergognoso uso privato del servizio pubblico radiotelevisivo. Con Francesco Rutelli che viene posto al centro del programma “Il raggio verde” da un Michele Santoro per l’occasione ritornato nei panni del militante dell’ultra sinistra. E, di seguito, con Clemente Mastella , Willer Bordon, Enzo Bianco, Vincenzo Visco ed Alfonso Pecoraro Scanio che nell’arco di 24 ore partecipano a tutti gli spazi informativi e di intrattenimento dei tre canali del servizio pubblico radiotelevisivo. Se il buongiorno si vede dal mattino gli italiani possono mettersi il cuore in pace. Da adesso alla data delle elezioni politiche la Rai svolgerà il ruolo di arma in più del centro sinistra. Quella che nei progetti degli strateghi dell’Ulivo dovrebbe servire a far recuperare lo svantaggio che la coalizione di governo ha nei confronti della Casa delle Libertà e determinare la vittoria in extremis di Francesco Rutelli. Protestare in nome della par condicio è legittimo e doveroso ma non sembra in grado di modificare la linea scelta dai dirigenti di Viale Mazzini. Si sa, costoro identificano le proprie carriere ed i propri stipendi con l’Ulivo e con la sua permanenza al governo. I poveretti tengono famiglia. E si battono per continuare ad usufruire del pane e del companatico di cui hanno abbondantemente goduto. Non solo nei cinque anni di governo della sinistra ma anche nei venti anni precedenti contrassegnati dal consociativismo cattocomunista che ha dominato incontrastato nei palazzi dei servizio radiotelevisivo pubblico. Ma comprendere le ragioni per cui la Rai mette le sue reti al servizio dell’Ulivo non significa giustificare questo uso illegittimo di un servizio che viene pagato da tutti i contribuenti senza distinzione di schieramento e di simpatie politiche. E poiché si può dare per scontato che nessun tipo di protesta riuscirà a convincere i responsabili di viale Mazzini a tenere un comportamento diverso visto che combattono per la pagnotta, bisogna trovare una strada aggiuntiva a quella della semplice protesta formale condotta attraverso il canale istituzionale della Commissione parlamentare di Vigilanza. E’ bene che i parlamentari della Casa delle Libertà sollecitino il presidente della commissione Mario Landolfi a compiere tutti i passi necessari per richiamare i responsabili di viale Mazzini al rispetto delle norme sulla par condicio. Ma è meglio che alle inziative su Landolfi e di Landolfi si aggiungano altre iniziative dirette a denunciare la gravissima lesione alle regole della democrazia che l’Ulivo ed i suoi servitori compiono in nome dell’interesse di parte e di quello strettamente privato. La prima di queste iniziative va rivolta al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che ha il compito istituzionale di garantire il rispetto delle norme costituzionali e del metodo democratico per la formazione della politica nazionale. I dirigenti della Casa delle Libertà debbono investire pubblicamente e solennemente il capo dello Stato del gravissimo rischio che la campagna elettorale venga condizionato dall’uso privato del servizio pubblico. Sarà Ciampi a decidere se e come intervenire per vedere applicato lo spirito e la lettera della legge sulla par condicio. Ma il centro destra deve comunque appellarsi al supremo garante della Costituzione per vedere rispettati i propri diritti. La seconda iniziativa riguarda la magistratura che deve essere sollecitata ad esaminare una questione che non rischia solo di infrangere le norme di una legge ma di mandare all’aria, con l’uso privato del mezzo pubblico, il fondamento stesso della vita democratica del paese. La terza, infine, riguarda l’intera opinione pubblica nazionale. Per risvegliarne l’attenzione non c’è bisogno di alzare troppo la voce. Basta invitarla ad usare il telecomando ed a zittire la “voce del padrone” ulivista. Chissà che l’indice degli ascolti non riesca nel miracolo ! |