![]() |
|
Le regole della democrazia 7 dicembre 2000 La sinistra post-comunista non riesce ad accettare le regole e la logica della democrazia. Non sopporta l’idea di poter essere scalzata dal potere conquistato non sulla base del consenso popolare ma sulle devastazioni del tessuto politico dello stato di diritto della cosiddetta rivoluzione giudiziaria. Ed in vista di una scadenza elettorale che appare sempre più destinata a rappresentare il capolinea della sua esperienza di governo, gioca tutte le carte in suo possesso per evitare in ogni modo la propria defenestrazione dalla fatidica stanza dei bottoni. Queste carte sono di genere diverso. C’è l’uso strumentale e smodato della comunicazione pseudo-istituzionale dell’attività governativa. Gli spot di Lino Banfi sono solo la punta affiorante di un gigantesco iceberg. Ogni ministero produce messaggi televisivi di promozione della propria attività. E questa gigantesca massa di iniziative propagandistiche viene riversata sull’opinione pubblica soprattutto in questa frenetica e tempestosa vigilia elettorale. C’è l’inverecondo uso privato del mezzo pubblico radiotelevisivo che ha ormai trasformato le reti Rai in veri e propri strumenti di battaglia politica al servizio dello schieramento ulivista. C’è il continuo e pressante appello delle truppe sbandate e sparpagliate del centro sinistra al “settimo cavalleria giudiziario” affinché sia di nuovo l’ondata giustizialista a tornare a cancellare la volontà popolare. Ma, soprattutto, ci sono le ultime e disperate carte che vengono giocate non nella prospettiva di ribaltare un risultato, dato ormai per acquisito, ma per mettere la futura opposizione nelle migliori condizioni di paralizzare la nuova maggioranza di centro destra e l’intero paese. Mai come in questo momento l’occupazione dello stato ha raggiunto livelli inqualificabili. Non c’è settore della burocrazia che non sia stato occupato manu militari dalle fameliche bande del centro sinistra. E, dove non è stato possibile procedere all’occupazione diretta, si procede con quella indiretta attraverso o contratti ad personam destinati a durare per i prossimi cinque anni o attraverso una serie di meccanismi, come il recente accordo stipulato in Rai dal vertice aziendale e dal sindacato dei giornalisti interni,destinati a rendere praticamente impossibile qualsiasi progetto di ripristino del pluralismo del servizio radiotelevisivo pubblico attraverso l’assunzione di esterni di qualità. Il disegno che sta alla base di questo processo di selvaggia occupazione delle strutture statali è fin troppo semplice. Si vogliono creare le condizioni per rendere impossibile il futuro governo di centro destra. Benché relegato all’opposizione dal voto popolare, il centro sinistra potrà contare su una “quinta colonna”
annidata nel cuore delle istituzioni e degli apparati che uscirà allo scoperto ogni volta che si tratterà di boicottare e vanificare l’azione del nuovo esecutivo. Se questa carta non dovesse bastare, infine, il centro sinistra si prepara ad usare quella più drammatica e definitiva del puro e semplice ricorso alla violenza di piazza. Le aggressioni al presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, ed a Maurizio Gasparri sono solo una prima e piccola avvisaglia di quanto potrebbe accadere. C’è il pericolo che la disperazione per la sconfitta possa innescare un meccanismo di reazione inconsulta destinato a rendere incandescente il clima del paese nel prossimo anno. Di fronte ad un rischio del genere c’è un dovere morale opposto a quello predicato al livoroso vegliardo Norberto Bobbio. Quello di battere il centro sinistra in maniera netta e definitiva. Per costringerli ad accettare le regole della democrazia. |