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Il bilancio del regimetto 8 dicembre 2000 E' un bilancio drammaticamente fallimentare quello che il mondo dell’informazione deve registrare dopo cinque anni di governo del centro sinistra e di piena e completa “ulivizzazione” dei principali media nazionali. La voce più drammatica riguarda il fondamento stesso dell’informazione in un sistema democratico: la libertà di stampa. Su iniziativa e sollecitazione dei rappresentanti dei partiti del centro sinistra e dalle forze fiancheggiatrici dell’area governativa, gli ultimi cinque anni sono stati caratterizzati dalla incredibile moltiplicazione dei procedimenti penali e civili a carico dei giornalisti. Il fenomeno ha assunto dimensioni talmente ragguardevoli da acquistare un vero e proprio significato politico. Il regime dell’Ulivo ha scelto come strumento di dissuasione del dissenso l’uso e l’abuso delle iniziative giudiziarie contro la stampa non allineata e non omologata. Massimo D’Alema che chiede un risarcimento miliardario a Giorgio Forattini è solo l’esempio più clamoroso. Ma accanto al prossimo presidente dei Ds figurano molti altri esponenti del centrosinistra. E, soprattutto, figurano tutti quei magistrati autori della cosiddetta “rivoluzione giudiziaria” della prima metà degli anni ‘90 che, nel chiedere ai propri colleghi di stabilire risarcimenti milionari a carico dei giornali della controinformazione, hanno scoperto un sistema incredibilmente efficace per intimidire gli avversari e per impinguare i propri patrimoni. In un qualunque sistema democratico il fenomeno, giunto ormai a livelli parossistici, sarebbe stato ridimensionato da una legislazione diretta a modificare questa incredibile stortura. Nell’era dell’Ulivo, invece, il fenomeno è stato favorito oltre ogni limite. Addirittura fino ad abolire l’appello per i giornalisti chiamati in giudizio per i reati connessi alla loro professione. Il regime fascista non era arrivato a tanto. Quello del centro sinistra non ha avuto dubbi in proposito. Ed oggi non si può non registrare e non denunciare che nel mondo dell’informazione i margini di libertà si sono ristretti in maniera insopportabile e profondamente pericolosa. A questa prima voce negativa del bilancio dell’informazione dell’era dell’Ulivo se ne aggiungono molte altre, così come è emerso con grande evidenza e chiarezza dal convegno tenuto ieri nella sede della Fnsi su iniziativa de “L’opinione delle libertà”. Ma quella più grave e più inquietante di tutte riguarda il clima complessivo che cinque anni di guida del governo del centro sinistra hanno creato all’interno del mondo dell’informazione nazionale. Si tratta di un clima di asfissiante conformismo, di completa omologazione, di criminalizzazione e marginalizzazione del dissenso. Per una intera legislatura e sulla scia di quanto già realizzato dai tempi del compromesso storico degli anni ‘70, l’alleanza delle forze reazionarie e totalitarie della sinistra ha calato sull’informazione italiana una gigantesca cappa di piombo che ha impedito ogni forza di discussione e confronto democratico. Di possibile e di legittimo c’è stato solo (e solo per un breve tempo) il dialogo tra le diverse anime della sinistra. Tutto il resto è stato messo al bando. Con la sola eccezione di qualche isolata foglia di fico, colta a destra per assicurare una pseudo-copertura pluralista alla sinistra. Il convegno di ieri alla Fnsi è stato l’avvio dell’indispensabile processo di ribellione dei giornalisti liberi alla cappa di piombo imposta dal “regimetto” ulivista. A questo primo passo ne seguiranno molti altri. Non solo per rompere la volta autoritaria imposta dal centro sinistra e dai suoi fiancheggiatori in nome della liberalizzazione del settore e per riaccendere il confronto democratico nella categoria. Ma anche per dare un contributo di proposte innovative e a quelle forze politiche del centro destra che sembrano destinate a guidare il paese nella prossima legislatura. Bisogna impedire che ad un “regimetto” ne succeda un altro. E per farlo, tenuto conto che molti dei “gerarchetti” di oggi cercheranno di riciclarsi per conservare i propri privilegi, non c’è altra strada che quella della battaglia delle idee. |