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Il grande tallone d’Achille 14 dicembre 2000 Francesco Rutelli sostiene che l’Ulivo ha tre talloni d’Achille: immigrati, fisco e burocrazia. Ma come sempre pecca d’ottimismo e di benevolenza nei confronti del proprio schieramento. E’ vero che sul problema dell’immigrazione il centro sinistra non ha fatto nulla in cinque anni e sembra destinato a produrre altrettanto nei prossimi cinque. Ha subito passivamente gli eventi paralizzato dalle proprie contraddizioni interne che oscillano tra l’apertura indiscriminata agli immigrati alla chiusura più rigida provocata dalle spinte emozionali dell’opinione pubblica. E’ altrettanto vero che sul fisco il centro sinistra ha fatto anche di peggio. Ed ha testardamente applicato quella pratica dell’uso dell’arma fiscale per provocare il livellamento in basso delle condizioni di vita degli italiani che ha rappresentato la stella polare del cammino del post-leninista Vincenzo Visco. Ed, infine, è ancora più vero che sul terreno della burocrazia il centro sinistra ha evitato accuratamente la strada della riduzione delle strutture elefantiache dello stato. Ed ha perseguito con testarda determinazione la via dell’occupazione sistematica degli apparati dello stato e della sua moltiplicazione all’infinito . Il tutto per scopi semplicemente e brutalmente clientelari. Ma simili verità solo solo la punta dell’iceberg. In realtà i talloni d’Achille dello schieramento di maggioranza sono molto più numerosi. Riguardano la stragrande maggioranza dei settori in cui si é esercitata l’attività di governo nel corso della legislatura. E tutti insieme stanno a dimostrare il fallimento complessivo e totale della sinistra al potere. Gli alleati di Rutelli, primi fra tutti i dirigenti diessini, dicevano di rappresentare e di essere la parte migliore della società italiana. Quella che avrebbe potuto e saputo affrancarla da un passato pieno di ombre oscure ed inquietanti. Ma il tanto promesso affrancamento non c’è stato. La parte migliore, quella dei professionisti della politica, si è rivelata la peggiore. Ed anche quella parte del paese che si riconosceva in essa le ha voltato le spalle ed ora guarda con attenzione e speranza alle forze che nei cinque anni passati hanno saputo svolgere un ruolo di opposizione responsabile ed attenta. Per tentare di cambiare l’orientamento prevalente dell’opinione pubblica i professionisti della politica falliti cercano con ogni mezzo di criminalizzare e delegittimare gli avversari. In questa luce s’inquadrano sia gli anatemi patetici e fuori tempo di Norberto Bobbio, sia le ultime iniziative giudiziarie in Lombardia. Ma si tratta di un gioco ormai vecchio ed obsoleto. Nessuno si lascia più abbindolare dai metodi del passato. Anche perché se è finita l’epoca del “turiamoci il naso” e votiamo contro i comunisti, è altrettanto finita l’epoca del “turiamoci il naso” e votiamo contro gli anticomunisti. Ormai non è più questione di naso. E’ questione di corretta democrazia. Il centro sinistra ha concluso all’insegna del fallimento i suoi cinque anni di governo. I cittadini hanno il diritto ed il dovere di voltare pagina. E’ la democrazia, bellezza! Ed anche Rutelli non ci può fare niente! |