torna alla
home page

ARCHIVIO

2001
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Il ricatto della violenza
19 dicembre 2000

Le elezioni si avvicinano. Ed a Roma l’ultrasinistra dei centri sociali e delle componenti più massimaliste della sinistra parlamentare trovano la scusa della visita di Haider per rinnovare i fasti dei sabati di guerriglia urbana degli anni di piombo. A Milano, invece, rispuntano le bombe al Duomo. Ed in generale il clima complessivo del paese sembra incupirsi e ritornare indietro nel tempo. Ma non si tratta della solita corsa nel passato a cui troppo spesso la politica italiana ricorre quando non ha la fantasia sufficiente per affrontare il presente. Si tratta di una vera e propria prova generale della fuga verso il futuro che una certa e ben identificata parte della attuale sinistra conta di realizzare nella prossima legislatura. Non c’è bisogno di sprecare troppe parole per illustrare i contenuti di questa fuga nel futuro. Le prove generali parlano da sole. Quando una tranquilla vigilia di Natale della Capitale viene sconvolta da squadre di guastatori perfettamente attrezzate per la guerriglia urbana c’è poco da spiegare o chiarire. E lo stesso avviene quando misteriose bombe vengono scoperte sui cornicioni del Duomo ed i protettori politici dei guerriglieri di Roma tornano a sollevare gli spettri della “strategia della tensione” e dei “servizi deviati”.

Siamo chiaramente di fronte alle avvisaglie della strategia che la sinistra più intransigente e massimalista intende seguire nella prossima legislatura in caso di vittoria del centro destra. Se ad aprile o maggio la Casa delle Libertà dovesse battere il centro sinistra sappiamo già da adesso che una parte degli sconfitti non accetterà il successo dello schieramento avversario e darà vita ad una forma di opposizione tutta giocata fuori delle aule parlamentari e caratterizzata dall’uso continuato e preordinato della violenza di piazza. Anche alla vigilia delle elezioni del ‘96 si verificò il fenomeno delle prove generali della violenza piazzaiola della sinistra estraparlamentare e massimalista. Ed il suo principale effetto fu di convincere le “grandi famiglie” industriali e finanziarie a favorire la vittoria del centro sinistra per avere comunque assicurata quella pace sociale che il centro destra non avrebbe potuto garantire. Ma ora, a dispetto di quei dirigenti dell’Ulivo come Walter Veltroni che vorrebbero ripetere l’operazione, la faccenda è completamente diverse. 

Le “grandi famiglie” hanno toccato con mano che il prezzo pagato dal paese per l’assenza della violenza di piazza degli estremisti è stato altissimo. Nessuna riforma, livelli fiscali altissimi, massima burocratizzazione dello stato, stagnazione e disoccupazione in aumento. E, soprattutto, il fallimento della sinistra di governo per la propria incapacità di liberarsi dal ricatto delle proprie componenti più estremiste ed avventuristiche. Non saranno dunque le prove generali di guerriglia e le bombe inesplose che potranno condizionare l’esito delle prossime elezioni. Il paese, in tutte le sue forze più responsabili, è consapevole che il processo di sviluppo può essere riattivato solo accettando la sfida della sinistra estremista e preparandosi ad isolare i ricattatori della violenza e del ritorno al passato. In questo modo si aiuta il paese ed anche la sinistra responsabile e riformista che, se non si libera dal ricatto dei violenti, diventa priva di futuro. Nella prossima ed anche nella legislatura successiva.