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  I Ds e gli alleati: mors tua vita mea
20 dicembre 2000

Giuliano Ferrara provoca e rassicura. Il suo accenno all’ipotesi di consolato consociativo tra il futuro premier Silvio Berlusconi ed il leader dell’opposizione Massimo D’Alema suscita inquietudini ma anche rassicurazioni. A preoccuparsi sono tutti quelli che nel centro destra non hanno dimenticato i guasti della stagione consociativa. E sono perfettamente consapevoli che come allora la consociazione servì alla sinistra per accorciare i tempi della propria marcia di avvicinamento al potere, così adesso potrebbe allungare la fase del suo allontanamento dalla stanza dei bottoni. Il consolato concordato non presuppone solo che la maggioranza governi con il concorso sottobanco dell’opposizione ma anche che assicuri all’opposizione una ampia compartecipazione alla gestione degli apparati burocratici del paese. A tranquillizzarsi, invece, sono gli esponenti del centro sinistra. E proprio perché l’ipotesi del nuovo consociativismo dovrebbe garantire loro almeno una parte di quegli amplissimi spazi di potere di cui hanno così ampiamente beneficiato durante l’era dell’Ulivo. 

Qualcuno si fa già un po’ di calcoli. E conclude che se la Rai viene conservata e se il meccanismo degli affari attivato negli ultimi cinque anni non viene smantellato, la sinistra può anche andare all’opposizione senza troppe tragedie. Il ragionamento non fa una piega. Ma vale solo per i Ds. Nel caso di nuova consociazione, infatti, tutti i partiti del centro sinistra diversi dalla Quercia sono destinati a restare esclusi dal gioco. E non per volontà della maggioranza di centro destra. Ma per la deliberata e calcolata scelta del gruppo dirigente dei Ds. Se qualche esponente dei “cespugli” pensa al consolato consociativo come ad una possibile ciambella di salvataggio, compie un clamoroso errore. 

Il ritorno di Massimo D’Alema alla guida dei Ds significa che proprio in vista di una eventualità del genere i dirigenti post-comunisti, perfettamente consapevoli che il centro sinistra è destinato alla sconfitta, tenteranno con ogni mezzo di scaricare la disfatta solo sulle spalle degli alleati. Per diventare l’unica e sola forza di riferimento dell’intero schieramento della futura opposizione. Sia per tentare, grazie a questa caratteristica, di diventare l’unico interlocutore della maggioranza in caso di intesa consociativa. Sbagliano, quindi, i dirigenti del Ppi, dei Democratici, dei Verdi o dell’Udeur se pensano che il loro principale avversario in questa campagna elettorale sia il centro destra di Silvio Berlusconi. Questo schema è stato superato da tempo. Il vero nemico delle forze minori del centro sinistra è rappresentato dal maggiore partito della sinistra. 

Da adesso in poi i Ds sono impiegati nella battaglia per la loro sopravvivenza. E poiché sanno che il loro futuro dipende dalla progressiva scomparsa di tutti gli altri partiti minori del centro sinistra non avranno alcuna esitazione nel fare piazza pulita dei propri attuali alleati. Mors tua, vita mea. A partire da quel Clemente Mastella che si illude se pensa che i Ds gli concederanno di blindarsi nel ruolo di sindaco di Napoli . Per loro é mille volte meglio andare all’opposizione, nel capoluogo campano come a Roma, piuttosto che dare spazi politici e di potere ai propri alleati. La faccenda é talmente evidente che potrebbe avere effetti dirompenti sulla sorte del governo Amato. Sempre in nome del “ mors tua , vita mea”. ma questa volta a vantaggio dei “ cespugli” che hanno un solo mezzo per sfuggire alla liquidazione per mano diessina. Aprire la crisi ed andare ad elezioni a marzo.