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  La legislatura finita
21 dicembre 2000

Doveva essere una furbata per allungare i tempi della legislatura ed evitare come la peste l’eventualità di un anticipo di qualche mese delle elezioni di primavera. Ma alle volte l’eccesso di furbizia colpisce i troppo furbi. Ed ora la trovata per rinviare le elezioni a data da destinarsi rischia di diventare la causa della interruzione anticipata della legislatura. Si parla, ovviamente, della legge sul federalismo. Il centro sinistra, come ha riconosciuto con grande franchezza Irene Pivetti, ha deciso di presentare e far approvare un provvedimento di così grande importanza non per ragioni di principio o di necessità generale. Solo in nome dell’esigenza di allungare artificiosamente i tempi della legislatura per consentire a Francesco Rutelli di tentare la propria rimonta su Silvio Berlusconi ed al governo Amato di spremere anche l’ultima goccia di assistenzialismo e clientelismo dalla gestione del potere. Per farlo, ovviamente, la maggioranza ha rinunciato all’ipotesi di un accordo con l’opposizione. Ed ha sfidato apertamente la Casa delle Libertà sostenendo che sarebbe riuscita ad approvare comunque con le proprie forze la legge sul federalismo. 

Ma oggi le tanto decantate forze non sembrano più in grado di compiere l’operazione per cui erano state schierate ed ostentate con tanta baldanza. Il margine su cui il centro sinistra può contare per far approvare il provvedimento è solo di due voti. E con l’aria che tira provocata dalla presenza di almeno un centinaio di deputati destinati a non rientrare in Parlamento, tutti danno per scontato che questo ristretto margine sia destinato ad evaporare come neve al sole. Il centro sinistra, quindi, non è in grado di far passare la legge sul federalismo. Non può chiedere all’opposizione di assumere un atteggiamento “bipartizan” perché l’ha apertamente sfidata a confrontarsi sull’argomento. E lo ha fatto con l’obbiettivo dichiarato non di far approvare la legge ma di far cadere la richiesta di elezioni anticipate presentata dalla Casa delle Libertà. Ma, soprattutto, per non correre il rischio di subire una clamorosa bocciatura parlamentare, non ha altra strada che evitare lo scontro e rinviare l’esame del provvedimento a data da destinarsi. Ma che significa il rinvio dell’esame del provvedimento? 

La risposta è semplice. Significa la rinuncia al provvedimento stesso. La legislatura è ormai definitivamente esaurita. Si regge formalmente in piedi solo perché sulla carta dovrebbe consentire di approvare la legge sul federalismo. Ed, in questa luce, ogni rinvio dell’esame del provvedimento diventa automaticamente un ritiro del provvedimento stesso. Ma se cade la ragione della più lunga campagna elettorale della storia dell’Italia repubblicana, cade al tempo stesso anche la ragione dell’impedimento all’anticipo della data delle elezioni. Perché aspettare fino ad aprile od a maggio, con il Parlamento paralizzato e con il paese oppresso da un clima di crescente tensione capace di sfociare anche in episodi di violenza e di terrorismo? Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non può rimanere inerte di fronte a questa situazione drammatica. Se il centro sinistra sfida il Parlamento e tenta l’approvazione della legge subisce sicuramente una disfatta. Se ritira il provvedimento rimedia l’ennesima pessima figura. In un caso o nell’altro la legislatura si è esaurita. Si stacchi la spina e non se ne parli più.