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  Una spina da staccare
22 dicembre 2000

Dopo aver bocciato la possibilità di una intesa con la Casa delle Libertà sulla legge per l’immigrazione, il centro sinistra lancia ora un nuovo appello al centro destra per un accordo in extremis sulla riforma della legge elettorale. La proposta è in egual misura comica ed inquietante. L’aspetto comico è dato dalla singolare pretesa di rilanciare la questione della nuova legge elettorale pur avendo la piena consapevolezza che non esistono né le condizioni politiche, né i tempi tecnici per realizzare una operazione del genere. Le forze dell’opposizione hanno già detto e ripetuto fino alla noia di non avere alcuna intenzione di contribuire a varare una legge che serve solo ai propri avversari. Ed anche se in un eccesso di masochismo qualche partito della Casa delle Libertà volesse autoflagellarsi accettando di discutere la riforma, l’impresa non potrebbe essere realizzata per la assoluta ristrettezza dei tempi parlamentari a disposizione. 

La legislatura non è più agli sgoccioli. E’ praticamente esaurita, visto che il Parlamento riaprirà dopo le vacanze natalizie nella terza decade di gennaio. E da quel momento in poi tutti i parlamentari, con la sola eccezione di quelli decisi od obbligati a ritirarsi a vita privata, saranno completamente impegnati nella preparazione della campagna elettorale. Non c’é solo da ridere, però, quando Francesco Rutelli e Walter Veltroni sostengono che la riforma elettorale potrebbe essere inserita a fine gennaio nel calendario dei lavori parlamentari. Di fronte ad una così evidente sciocchezza c’è anche da preoccuparsi per lo stato di evidente disperazione in cui sono caduti i dirigenti del centro sinistra. E’ vero, infatti, che la proposta di un accordo sulla riforma elettorale è una trovata propagandistica tesa a lasciare il cerino delle mancate riforme nelle mani del centro destra. Ma è altrettanto vero che, oltre a cercare di scaricare sull’opposizione la responsabilità del fallimento della riforma elettorale, la proposta ha un obbiettivo politico molto più concreto. Quello di dimostrare che, a dispetto dei tempi stretti, la legislatura non è esaurita del tutto. E che, se ben spremuta, nei primi mesi del prossimo anno potrebbe produrre ancora qualche risultato utile. In realtà non è così. 

Ma la maggioranza ha il forsennato bisogno di trovare un qualsiasi appiglio per convincere il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a rinviare il più lontano possibile la data dello scioglimento del Parlamento. E per raggiungere questo obbiettivo è disposta anche a coprirsi di ridicolo agli occhi dell’opinione pubblica del paese. Se il prezzo dell’accanimento terapeutico sulla legislatura morta fosse solo il ridicolo, del centro sinistra non ci sarebbe granché da dire. Ognuno è padrone delle proprie figure. Ma il prezzo più alto non è affatto il discredito del centro sinistra. E’ il danno che deriva alla società italiana dal forzato allungamento della campagna elettorale. Tutto è fermo e rischia di marcire in attesa del voto di primavera. Come dimostrano il pessimo andamento dell’economia e la recrudescenza di un terrorismo che sembrava ormai fuori gioco. Per fortuna Ciampi lo sa. E si può sperare che non tarderà troppo a staccare la spina.