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  La fine ingloriosa dell’Ulivo
30 dicembre 2000

A dispetto e a smentita di Giuliano Amato quello dell’Ulivo non è il migliore dei mondi possibile. A dimostrarlo non c’è soltanto la consapevolezza generale che i numeri forniti dal presidente del Consiglio sono fasulli ed illusori. E che con i cinque anni di governo del centro sinistra il paese ha perduto una grande occasione per crescere e mettersi al passo con le altre democrazie occidentali. C’è anche (e forse soprattutto) il modo decisamente squallido e squalificante con cui la coalizione di maggioranza vive la fase terminale della sua fallimentare esperienza di guida del paese. 

Gli esponenti del centro destra hanno giustamente rilevato che se Amato avesse ragione nell’ostentare meriti e risultati il centro sinistra non sarebbe stato costretto a ricorrere a Francesco Rutelli per tentare di sbarrare il passo a Silvio Berlusconi. Ma questa considerazione passa in secondo piano rispetto alla dimostrazione di sfacelo complessivo che l’esecutivo ed i partiti che lo sostegno stanno offrendo in questi ultimi giorni del duemila. La Finanziaria, che era l’unica ragione seria di evitare il ricorso anticipato alle urne di fronte alla crisi sempre più evidente del centro sinistra, si è risolta nel più sbracato e vergognoso assalto alla diligenza che si sia mai verificato nel corso degli ultimi decenni. 

Lo stesso Amato che nel ‘92 aveva chiesto ed imposto agli italiani lacrime e sangue per scongiurare lo sfacelo economico del paese, ha ora permesso lo scempio dei conti pubblici in nome delle necessità elettorali del proprio schieramento politico. A questo si aggiunge poi lo spettacolo indegno di una coalizione che si divide e si frantuma su tutto tranne che sulle questioni in cui c’é da tentare di lucrare in termini clientelari o di bassa bottega elettorale. La legge sul federalismo, che sembrava destinata a diventare il fiore all’occhiello del centro sinistra nella fase finale della legislatura, verrà con ogni probabilità abbandonata al proprio destino. La maggioranza non si può permettere di affrontare una prova su cui rischia di sfasciarsi in mille pezzi. 

La riforma verrà abbandonata al proprio destino. E lo stesso avverrà per il decreto sui mutui che, varato tra mille polemiche e spaccature all’interno della compagine ministeriale, difficilmente potrà essere convertito in legge da una maggioranza inesistente. Per il momento entra in vigore. Ma è facile preventivare che tra sessanta giorni, a meno di un aiuto caritatevole sempre più improbabile da parte del centro destra, difficilmente verrà convertito in legge. Alla fine di febbraio saremo alla vigilia delle Camere. E la maggioranza potrà tranquillamente permettersi di scaricare la patata bollente, con tutte le conseguenze provocate dalla scomparsa degli effetti del decreto, sul governo che uscirà dal voto di primavera. Siamo dunque allo sfascio, frutto della più completa irresponsabilità. Il che dimostra che il migliore dei mondi nella versione ulivista è il peggiore in senso assoluto. E che il tanto decantato professionismo di Amato è sempre uguale a quello che portò alla svalutazione del 30 per cento della lira.