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  Il pellegrinaggio di Rutelli 
31  gennaio 2001

Uno dei vizi più antichi e più fastidiosi dei politici italiani è di andare alla costante ricerca di protettori stranieri per poter meglio combattere i propri avversari interni. E’ il vizio che ha prodotto le continue invasioni dal medio evo in poi e quell’Italia dei tanti staterelli conflittuali e rissosi che da Dante a Machiavelli fino ai padri dello stato unitario è stata l’ossessione di tuti i grandi spiriti del paese. In questo vizio, ormai talmente datato da apparire addirittura patetico, è ricaduto il candidato premier del centro sinistra Francesco Rutelli in occasione del viaggio compiuto in Gran Bretagna alla ricerca della benedizione del premier laburista Blair e del mondo economico e finanziario della City.

L’ex sindaco di Roma non si è limitato a registrare e ad evidenziare a scopi elettorali la sua identità di vedute con il premier britannico. E non ha nemmeno insistito troppo nel sottolineare la comune partecipazione degli ulivisti italiani e dei laburisti inglesi a quel gran progetto della internazionale democratica che sembrava essere stata messa in orbita planetaria ai tempi della presidenza Usa di Bill Clinton. L’operazione, anche se le identità sono solo formali e l’internazionalismo democratico clintoniano sembra essersi afflosciato insieme al suo principale promotore, sarebbe stata perfettamente legittima. Ed avrebbe comunque dato dignità politica al candidato premier del centro sinistra allineandolo ai personaggi ed alle posizioni della sinistra moderata e riformista internazionale. 

Francesco Rutelli, invece, non si è preoccupato affatto di dare un senso ed una dignità politiche al proprio viaggio. Ha preferito ricadere negli errori del passato tentando di trasformare Blair, i laburisti e la City nell’eterno straniero a cui chiedere aiuto per isolare e malmenare il proprio avversario interno Silvio Berlusconi. Ed ha compiuto la sua operazione nel solito modo in cui si comportavano gli italiani feroci e straccioni che se ne infischiavano dell’immagine complessiva del paese per perseguire il loro modesto e squallido “particulare”. Così ha riempito di contumelie il proprio antagonista nazionale presentandolo agli occhi dei propri interlocutori come la sentina di ogni nequizia ed il rappresentante della parte peggiore del paese. E non solo non si è vergognato di questo suo comportamento che non serve affatto alla propria campagna elettorale (Blair non diventerà mai un Carlo VIII pronto a passare le Alpi) e che riesce solo a squalificare ulteriormente gli italiani agli occhi dell’opinione pubblica inglese. Si è addirittura preoccupato di sottolineare di trovarsi a Londra non per scelta propria (come farà Berlusconi) ma su invito del governo laburista. Come dire che Blair è pronto a fare la sua parte per aiutare il centro sinistra italiano a mettere all’angolo il deprecato nemico di centro destra. 

Se fosse una semplice esibizione di cattivo gusto di Rutelli non ci sarebbe nulla da dire. Anche perché l’atteggiamento da sicofante del candidato premier ulivista è stato talmente marcato da provocare l’ennesima forma di rigetto da parte degli elettori italiani. Il guaio è che il comportamento dell’ex sindaco di Roma segna una linea ed anticipa ciò che gli sconfitti prossimi venturi si preparano a realizzare dalla primavera in poi. E cioè una sorta di pellegrinaggio con il cappello in mano presso i governi laburisti o socialdemocratici di tutto il mondo alla ricerca di protezione contro gli esecrati usurpatori provenienti dal centro destra. Gigante Ciampi, pensaci tu!