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Una storia non solo personale 13 febbraio 2001 Questa è una storia personale. Ma non solo. Alle elezioni politiche del 1996 mi sono presentato nelle liste del Polo nel collegio senatoriale di Rieti e sono stato sconfitto dal candidato dell’Ulivo Gavino Angius, attuale presidente del gruppo senatoriale dei Ds. Il confronto tra noi è stato estremamente corretto. Senza forzature o polemiche fuori delle righe. Come si conviene tra persone civili e nel quadro di un sistema democratico avanzato e maturo. Per questo ho incassato la sconfitta sportivamente. Ed ancora oggi, ogni volta che ho modo di incontrare il mio vincitore di allora, sono lieto di salutarlo calorosamente confermandogli la mia stima per essersi dimostrato un avversario di grande lealtà e di grande capacità. Certo, di tanto in tanto mi saltava per la testa qualche interrogativo sulle cause e sulle modalità della trombatura. Come mai uno dei massimi dirigenti della Quercia aveva deciso di rinunciare al proprio collegio naturale in Sardegna per candidarsi in una zona nota per la presenza di una ampia fascia di elettori di estrema destra? Una sfida decisa dal vertice diessino per battere il nemico storico sul proprio stesso terreno? Una scelta del tutto casuale oppure una decisione attentamente meditata? La risposta che mi sono sempre dato nel corso di questi anni è che la candidatura di Angius a Rieti era stata il classico rischio calcolato. I dirigenti diessini avevano compiuto un esame approfondito della situazione politica della zona. E dopo aver registrato che il centro destra locale era roso da una serie di beghe locali e personali, avevano deciso di mettere in campo uno dei loro personaggi più autorevoli nella speranza che le debolezze altrui avrebbero provocato una sorta di diaspora nell’elettorato moderato e favorito la vittoria del proprio candidato. A conferma della mia diagnosi c’erano i fatti. La sconfitta era stata provocata dal successo della lista della Fiamma che, facendo da catalizzatore dei dissidi interni di An e di Forza Italia locali, aveva raccolto quasi il sette per cento dei consensi. Senza la lista di Rauti non avrei avuto alcuna difficoltà a battere Angius. Con la consolazione di una simile certezza avevo archiviato da tempo la sfortunata, ma per altri versi importante e significativa, avventura reatina. Ma oggi sono costretto a rispolverare la questione.Per la semplice ragione che sono venuto a scoprire che quella partita era truccata. Come ha rivelato Gianfranco Pasquino e confermato Pino Rauti, nelle elezioni del ’96 i Ds aiutarono il Movimento Sociale-Fiamma tricolore a presentare le proprie liste per coagulare le frange di elettorato di estrema destra e strapparle al Polo. Rauti ha cercato di ridurre il fenomeno a qualche isolato caso frutto di amicizie personali locali. Ma Pasquino ha spiegato fin troppo chiaramente che si trattò di una vera e propria operazione politica a vasto raggio. La Quercia sostenne e foraggiò la Fiamma non in qualche zona isolata ma sull’intero territorio nazionale. E lo fece nel quadro di una intelligente strategia tesa ad indebolire l’intero schieramento avversario attraverso lo spregiudicato utilizzo della “quinta colonna” rautiana. La rivelazione, ovviamente, non cambia di una virgola il mio giudizio personale di stima e di apprezzamento nei confronti di Gavino Angius. Anzi, sapere che il capo gruppo diessino del Senato ha giocato con l’asso rautiano nella manica, aumenta il rispetto dovuto ad un avversario risultato non solo leale e capace ma anche abile ed accorto. Ciò che cambia, semmai, è l’approccio che si deve avere nei confronti sia della verità dei fatti, sia della prossima scadenza elettorale. Per quanto riguarda il primo punto è bene sapere al più presto la natura degli aiuti dati dalla Quercia alla Fiamma in occasione della campagna elettorale del ’96. Si è trattato di firme per la presentazione delle liste o di denaro per la campagna elettorale? E se si è trattato di finanziamenti da dove sono venuti? Da qualche mecenate privato o da qualche “servizio” straniero o nostrano interessato alla sconfitta del centro destra ed alla vittoria del centro sinistra? I dirigenti della Casa delle Libertà debbono pretendere chiarezza immediata. Anche perché , dopo cinque anni di governi dell’Ulivo nati dalla partita truccata del ’96, siamo di nuovo in campagna elettorale. E’ vero che questa volta le rivelazioni di Pasquino e le ammissioni di Rauti impediscono la ripetizione del gioco. Ma è altrettanto vero che chi la pensata e realizzata a suo tempo potrebbe nascondere qualche altro asso nella manica. E questa volta sarebbe bene non ricadere nella trappola. Parola di chi c’è passato. E che forse avrebbe tutto il diritto di
chiedere i danni ai responsabili della partita truccata, Massimo D’Alema e Pino Rauti.
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