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  La piaga purulenta 
14 febbraio 2001

I dirigenti del centro sinistra hanno incominciato a dare i numeri. Ognuno ne fornisce uno diverso per la data delle elezioni di primavera. Al punto che si passa da Francesco Rutelli che indica perentoriamente il 6 maggio fino al ministro Franco Bassanini che parla addirittura del 27 dello stesso mese. La ragione di questa sorte di lotto elettorale è fin troppo semplice. I dirigenti dell’Ulivo sanno perfettamente di andare incontro ad una sonora sconfitta elettorale. Ed in cuor loro sarebbero totalmente felici se riuscissero ad evitare la dolorosa incombenza della consultazione elettorale. Ma le elezioni sono una tappa essenziale del sistema democratico e non si possono cancellare. Così gli uomini del centro sinistra giocano con le cifre. Nel tentativo da un lato di trovare la data più conveniente per i propri interessi e dall’altro di contrastare la richiesta dell’opposizione di andare a votare il più presto possibile. Il 6 maggio indicato da Rutelli risponde alla prima esigenza. 

Gli ulivisti sono convinti che per loro quella sia la data migliore sotto tutti i punti di vista. Anticipa di tre giorni la scadenza naturale della legislatura e mette al riparo il candidato premier ulivista dal rischio di ineleggibilità per le mancate dimissioni da sindaco di Roma nei termini previsti dalla legge. Segue di pochi giorni le scadenze del 25 aprile e del 1 maggio con le relative celebrazioni destinate ad essere sfruttate fino all’osso da tutti i media di regime, Rai in testa. E consente alla coalizione governativa di sfruttare fino in fondo i benefici derivanti dal controllo di Palazzo Chigi e della fatidica “stanza dei bottoni”. Il 27 maggio proposto da Bassanini risponde alla stessa logica. Il Ministro della Funzione Civile sa bene che votare a ridotto di giugno sarebbe praticamente impossibile. 

Il nuovo governo sarebbe in grado di agire non prima della metà di luglio, troppo tardi per rispettare l’impegno di ospitare e presiedere il G8 fissato a Genova per lo stesso periodo. Se dunque Bassanini avanza una proposta impossibile lo fa esclusivamente per premere sul Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi affinché la data del voto venga fissata il 6 maggio richiesto da Rutelli e non il 22 aprile sollecitato dal centro destra. Il ragionamento del ministro di Amato è un po’ grossolano ma in perfetta linea con l’atteggiamento complessivo della coalizione. Visto che Berlusconi insiste per il 22 si lancia la proposta della fine del mese successivo per spingere il Quirinale a trovare una soluzione mediana e scegliere, guarda caso, proprio il 6 maggio caro a Rutelli. 

Come si vede la faccenda incomincia ad assumere un aspetto quasi ridicolo. Non solo perché usare mezzucci così infantili per tentare di condizionare il Capo dello Stato è fin troppo indicativo dello stato di confusione mentale e di disperazione in cui versano i dirigenti del centro sinistra. Ma soprattutto perché questa pretesa di tirare la corda fino all’estremo viene perseguita nel più completo disprezzo degli interessi del paese. Passi se l’accanimento terapeutico dell’Ulivo servisse a far approvare qualche legge importante. Ma questo non avviene. La maggioranza si rivela sempre più paralizzata. Ed il governo risulta sempre più lacerato ed incapace di assicurare addirittura la semplice gestione degli affari correnti. Da Ciampi, quindi, ci si aspetta un atto coraggioso subito dopo l’inevitabile archiviazione della ormai fallita riforma sul federalismo. Si chiuda e basta. Nella convinzione che il medico pietoso fece la piaga purulenta!