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  Appunti per il congresso romano 
16 febbraio 2001

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i congressi di partito sa bene che il secondo congresso romano di Forza Italia non può riservare nient’altro che una scontata kermesse elettorale. La battaglia delle politiche, che quasi sicuramente coinciderà con quella per il Campidoglio, è ormai imminente. E quando suona l’ora di un doppio scontro di così grande portata per le sorti dell’intero paese e della Capitale non è tempo di dibattito e confronto interno. Non a caso la conclusione del congresso forzista romano è già determinata con la sicura elezione di Paolo Barelli, attuale Assessore allo Sport della Provincia di Roma, a coordinatore cittadino in sostituzione di Marco Verbaschi, Assessore all’Ambiente alla regione Lazio. 

La circostanza è sicuramente un vantaggio per una tranquilla preparazione della campagna per le politiche e le comunali. E consente al coordinatore regionale Antonio Tajani di non perdere tempo nel sedare le fisiologiche beghe interne che spuntano dentro a qualsiasi partito alle scadenze congressuali e di dedicarsi con la massima libertà al lungo e già iniziato duello con il principale antagonista Walter Veltroni. Al tempo stesso, però, tale circostanza presenta anche una controindicazione. Ciò che si guadagna in termini di tranquillità si rischia di perdere in termini di vivacità politica e programmatica. Alle volte gli eccessi di unanimismo provocano appiattimento ed omologazione in basso. Per cui, per contribuire in qualche misura a scongiurare un pericolo del genere, mi permetto di avanzare un paio di suggerimenti che non riguardano gli assetti interni ( la scelta di Paolo Barelli è sicuramente ottima) ma toccano alcune questioni politiche di fondo. 

La prima riguarda la mutata condizione di Forza Italia a Roma e nel Lazio e la necessità di un suo adeguamento ad una situazione che nel giro di un anno l’ha trasformata da forza minoritaria d’opposizione in partito di maggioranza che partecipa al governo della provincia e della regione e si propone come guida della prossima amministrazione cittadina. Il momento della pura e semplice aggregazione realizzata senza andare troppo per il sottile e preoccupandosi esclusivamente di moltiplicare il numero delle tessere deve lasciare il posto ad una fase di più accorta selezione del gruppo dirigente. Da adesso in poi non ci sarà più bisogno di azioni di guerriglia contro le maggioranze di centro sinistra usando tutti i guastatori disponibili ed operando nella sola direzione della protesta. Le responsabilità di governo impongono il passaggio alla fase della elaborazione delle proposte e dei progetti di soluzione dei grandi problemi che affliggono la Capitale . E per questo c’è bisogno di una maggiore selezione del personale politico secondo criteri non solo di fedeltà ma anche di capacità e qualità. 

Alla lunga il successo dei leader dipende dai suoi collaboratori . E chi compie scelte sbagliate nell’identificare la propria classe dirigente ne paga sempre le conseguenze. Il secondo suggerimento parte invece dall’analisi dello scenario complessivo in cui si svolge la battaglia per il Campidoglio intrecciata a quella per le politiche nazionali. A differenza di quanto avvenne per Francesco Rutelli , Tajani si trova a combattere una guerra che se anche venisse vinta riserverebbe più difficoltà che onori e vantaggi. Il lungo decennio di preparazione del Giubileo dell’avvento del terzo Millennio si è conclusa. E con esso è terminata anche la fase degli interventi e dei finanziamenti a pioggia dello stato a favore della Capitale.Chi succederà a Rutelli non avrà a propria disposizione l’incredibile massa di denaro di cui ha potuto usufruire per sette anni il fortunato candidato premier dell’Ulivo. Dovrà, al contrario, colmare i tanti buchi palesi e nascosti provocati dalla clamorosa occasione mancata della gestione degli anni del Giubileo compiuta da Rutelli. 

Ma il futuro sindaco della Capitale potrà accontentarsi di svolgere per i prossimi cinque anni il semplice ruolo di modesto amministratore dei deficit provocati da altri ? Walter Veltroni conta di risolvere il problema lanciando l’idea fasulla e vuotamente buonista di trasformare Roma in una non meglio identificata Capitale della solidarietà mondiale. Quale progetto alternativo e più concreto pensa di lanciare e perseguire Antonio Tajani? Quale ruolo e quale prospettiva vuole dare alla Roma del post-Giubileo il candidato sindaco di Roma della Casa delle Libertà? Tutti sappiamo che per vincere non ci sarà bisogno di grandi invenzioni programmatiche. Basterà Silvio Berlusconi e la sua incredibile d essenziale capacità di trascinamento. Ma dopo la vittoria il progetto sarà comunque indispensabile. E dopo i voti ci sarà comunque bisogno delle idee. Che in politica sono come la ricchezza: non fanno la felicità del successo ma di sicuro aiutano a mantenerlo.