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Il problema
di Roma 20 febbraio 2001 Nessuno è in grado di prevedere chi, tra Antonio Tajani o Walter Veltroni, vincerà la battaglia per la conquista del comune di Roma. Sulla carta entrambi hanno ottime possibilità di spuntarla. Il primo grazie al traino che la sempre più probabile vittoria del centro destra alle elezioni politiche potrebbe provocare sulle amministrative della Capitale. Il secondo grazie alla propria popolarità di leader nazionale che potrebbe spingere la grande massa degli indecisi a contraddire la tendenza politica generale ed a preferirlo al candidato della Casa delle Libertà. In tanta incertezza c’è però un elemento fin troppo solido e sicuro. Chiunque riuscirà ad avere la meglio nello scontro elettorale si troverà di fronte ad un problema generale sicuramente ai limiti delle proprio forze. Sia personali che politiche. Le dimensioni e le difficoltà del problema si possono facilmente sintetizzare in un solo termine: quello del post-Giubileo. Il futuro sindaco di Roma non solo dovrà affrontare tutte le questioni sollevate o lasciate aperte dalle celebrazioni dell’Anno Santo del 2000 ma dovrà anche avere la capacità di intuire ed indicare quale nuova direttrice dovrà assumere la Capitale nel primo decennio del terzo millennio dopo che si è esaurita la strategia rivolta a conseguire il traguardo del Giubileo. In questa luce si comprende perfettamente che il successore di Francesco Rutelli è atteso da un compito addirittura immane. Il sindaco precedente aveva avuto la fortuna di ritrovarsi il problema risolto in partenza. La sua unica preoccupazione era e doveva essere quella di preparare la città all’appuntamento con le decine di milioni di moderni romei decisi a visitare la Capitale in nome dei valori della religione e delle ragioni del moderno turismo di massa. Non si trattava di una impresa semplice. Ma era chiara, definita, precisa. Un vero e proprio imperativo categorico che imponeva di predisporre una città fin troppo arretrata nelle strutture e nei servizi ad una accoglienza al di sopra delle proprie normali possibilità. Il rischio era alto. Ma ben calcolato ed ancora meglio finanziato. Per svolgere al meglio il proprio compito Francesco Rutelli ha avuto a propria disposizione da parte dello stato italiano una serie di stanziamenti che nessun amministratore capitolino aveva avuto prima di lui dai tempi di Traiano, l’imperatore che segna l’apogeo dell’impero Romano. Qualcuno, ad esempio, rileva che se i papi del Rinascimento avessero avuto a loro disposizione le cifre gestite da Rutelli avrebbero messo in piedi non una ma almeno dieci Basiliche di San Pietro. E la battuta non è affatto paradossale se si rapportano le spese di allora a quelle di oggi. Molti, alla luce di questa considerazioni, sostengono che Rutelli abbia fallito il proprio compito. E che il Giubileo sia stato una clamorosa occasione mancata per la città e per l’intera Italia. Ma la polemica serve solo a rendere più drammatica l’eredità che Rutelli lascia al proprio successore. Il prossimo sindaco non dovrà più preoccuparsi di preparare il Giubileo ma dovrà da un lato preoccuparsi di riparare i guai lasciati dall’Anno Santo e dall’altro inventare per la città una prospettiva che non sia solo quella di preparare il Giubileo del 2025. Il tutto senza i finanziamenti di Rutelli ma con i debiti lasciati dal sindaco uscente non sono in termini di buchi alle casse comunali ma anche di distorsioni subite dall’intera amministrazione cittadina. Che fare? Veltroni propone di trasformare Roma nella capitale della solidarietà. Come se duemila anni di capitale della cristianità non le abbiano imposto anche di interpretare questo ruolo. Tajani parla soprattutto di vigile di quartiere. Come se i problemi del post Giubileo possano essere sintetizzati nella sola questione della sicurezza. La speranza è che nelle prossime settimane si rendano conto del compito che li attende e forniscano qualche risposta adeguata. Sia per le loro fortune. Sia perché Roma è patrimonio mondiale e merita di essere governata da gente all’altezza.
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