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L’azzardo
del precedente 28 febbraio 2001 Il centro sinistra ha deciso di scherzare con il fuoco. La decisione di forzare la mano sul conflitto d’interessi e sul federalismo costituisce al tempo stesso un gravissimo azzardo ed un pericoloso precedente. L’azzardo è nel fatto che la Camera non riuscirà mai ad approvare il testo sul conflitto d’interessi varato dal Senato. In questo modo un problema importante è stato avventurosamente trasformato e svilito in tema da campagna elettorale. Superata la data di maggio la questione servirà soltanto a pretesti per nuove campagne di aggressione che la futura opposizione di centro sinistra lancerà contro la nuova maggioranza. A dimostrazione che gli interessi in conflitto non sono quelli di Berlusconi ma quelli dell’Ulivo rispetto alle necessità reali del paese. L’altro azzardo è nella decisione di andare comunque al voto sul federalismo sfidando i numeri, la logica e la precaria tenuta della coalizione governativa pur di compiere una esibizione muscolare nei confronti del centro destra. Nessuno è in grado di prevedere se la maggioranza riuscirà sul serio a gonfiare i muscoli approvando con un paio di voti di scarto il provvedimento di riforma costituzionale. Può essere che si verifichi un incredibile soprassalto di dignità e di solidarietà tra i parlamentari della coalizione di governo e che l’operazione vada in porto. E’ anche molto probabile che il voto diventi l’occasione per i molti parlamentari a rischio di non riconferma del centro sinistra di manifestare il proprio malcontento. In questo caso i muscoli rischiano di sgonfiarsi e l’operazione corre il pericolo di trasformarsi nell’ultima e più clamorosa batosta parlamentare della maggioranza. In un caso o nell’altro è comunque evidente che i dirigenti dell’Ulivo sono dei giocatori in preda alla più nera disperazione. Tanto più che anche se riuscisse la forzatura sul federalismo non produrrebbe alcun risultato politico tangibile tranne quello di realizzare una legge talmente sbalestrata da richiedere una immediata revisione nella prossima legislatura. Ma l’azzardo più significativo è nella natura di significativo precedente che il comportamento del centro sinistra finisce con l’attribuire all’intera operazione. Con il voto sul conflitto d’interessi e con la prossima votazione della legge sul federalismo si getta una pesante pietra tombale sull’idea che le grandi questioni d’interesse nazionale debbano essere affrontate d’intesa tra maggioranza ed opposizione. L’Ulivo, in sostanza, si appresta ad uccidere la logica bipartisan. E lo fa non in nome del principio della distinzione dei ruoli tra maggioranza ed opposizione che pure avrebbe una sua giustificazione ed una sua dignità. Lo fa solo perché in questo momento gli è più comodo e più utile liquidare la logica bipartisan piuttosto che difenderla. Possiamo stare assolutamente certi che l’atteggiamento del centro sinistra cambierà radicalmente all’indomani delle elezioni. E che la logica uccisa ora verrà miracolosamente risuscitata sempre in nome non degli interessi del paese ma delle comodità uliviste. Ma allora non ci si dovrà stupire se sorgeranno resistenze contro la resurrezione forzata e strumentale del bipartisan. I precedenti, si sa, fanno legge.
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