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I Limiti
della par condicio 8 marzo 2001 Paolo Limiti ha invitato Francesco Rutelli alla sua trasmissione quotidiana su Rai Uno. Ed il candidato premier del centro sinistra si è affrettato a presentarsi di fronte alla telecamere del servizio radiotelevisivo pubblico per compiere la propria legittima e scontata operazione di propaganda politica e personale. Molti esponenti del centro destra hanno protestato di fronte alla apparizione in Tv dell’ex sindaco di Roma. Ma, almeno in questa occasione, queste proteste debbono essere considerate quantomeno frettolose. E’ fin troppo evidente che Paolo Limiti, da buon professionista interessato alla buona riuscita della propria trasmissione, inviterà quanto prima anche il candidato premier della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi, e gli garantirà gli stessi spazi e lo stesso trattamento riservato a Rutelli. Il vero problema è invece un altro. Ma perché mai, dopo che il Parlamento ha varato una apposita legge per fissare la par condicio tra i candidati delle diverse forze politiche, l’unica garanzia di equilibrio e di correttezza diventa la professionalità del conduttore di turno? Nel caso di Limiti, come si è detto, la questione non si pone. Limiti ha un tale equilibrio e, soprattutto, una così accentuata cura nella realizzazione del proprio spettacolo che non cadrà mai nell’errore di non invitare Berlusconi o di riservargli un trattamento diverso o squilibrato in peggio rispetto a quello assicurato a Rutelli. Ma Limiti è un uomo di spettacolo e non un militante politico. E come la mettiamo con tutti gli altri conduttori del servizio pubblico radiotelevisivo e delle televisioni commerciali che sotto le false spoglie di personaggi dello spettacolo e della Tv nascondono l’anima ed i metodi del fiancheggiatore di partito? La legge sulla par condicio, com’è noto, scatterà dal momento in cui si aprirà ufficialmente la campagna elettorale. Ed almeno sul piano formale in questo caso non sembrerebbe entrarci affatto. Invece è proprio dalla scelta compiuta dai governi di centro sinistra di limitare e regolamentare l’intera materia dell’accesso televisivo delle forze politiche che si deve partire per trovare una chiave di lettura di quest’ultima vicenda. La maggioranza dell’Ulivo, in sostanza, ha deciso di limitare al massimo l’uso delle televisioni e delle radio come strumento di promozione politica. Al punto che ha vietato gli spot dei partiti non solo durante la campagna elettorale ma anche prima. In più, sempre con l’obbiettivo di creare il maggior numero di ostacoli possibile alla comunicazione di Silvio Berlusconi e del centro destra, ha fissato con la legge sulla par condicio una serie di paletti rigidissimi per eliminare tutti i presunti vantaggi che il leader della Casa delle Libertà avrebbe avuto in quanto proprietario delle tre principali reti televisive commerciali del paese. Ma il caso Limiti dimostra che tanta fatica non è servita a nulla. Alla fine la presenza o meno dei leader politici in Tv non dipende dalla legge ma dai conduttori televisivi. E l’equilibrio nelle apparizioni dei candidati premier non nasce dalle norme ma solo dalla professionalità di chi ha la responsabilità delle trasmissioni televisive. Come dire che in ultima analisi il rispetto della par condicio dipende dall’uzzolo di personaggi dello spettacolo che in nome della suprema esigenza dell’audience si sentono autorizzati a comportarsi come meglio credono. Come dire che il massimo della legge provoca il massimo dell’arbitrio. La faccenda, naturalmente, era stata ampiamente prevista dai legislatori ulivisti. Anzi, a ben guardare, si può tranquillamente concludere che l’obiettivo di tante regole era proprio di creare le condizioni del più assoluto arbitrio. Tanto Rai e tv commerciali erano e sono ulivizzate. E la stragrande maggioranza dei conduttori in carica garantiva e garantisce il pieno rispetto degli interessi della coalizione di governo. Di qui la necessità che nella prossima legislatura il problema venga riaperto e risolto in tutt’altro modo. Anche perché per un Limiti che si limita c’è sempre un Santoro che trasborda…
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